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venerdì 4 ottobre 2013

ASL di Milano a medici: prescrivete dieta vegana ai diabetici

(fonte: http://www.disinformazione.it/dieta_vegan_diabete.htm)


Milano, 6 marzo 2013 (Adnkronos Salute)

"Hai il diabete? Diventa vegano". A breve questo potrebbe essere lo stralcio di una conversazione medico-paziente a Milano. Perché la nuova linea suggerita dall'Asl del capoluogo lombardo ai camici bianchi, sulla base degli ultimi studi in materia, è proprio quella di prescrivere una svolta alimentare a chi combatte con il diabete di tipo 2. Una svolta che porta all'addio alle carni. "Dieta vegana, oppure mediterranea correttamente impostata, attività fisica, cessazione dal fumo". Ecco le prime 'terapie' da indicare ai pazienti, secondo quanto viene riportato in un documento "destinato a 1.100 medici di medicina generale della metropoli e a specialisti in forze negli ospedali", spiega Alberto Donzelli, direttore del Servizio educazione all'appropriatezza dell'Asl di Milano, anima del progetto.

Si chiama p-PDTA, percorso Preventivo Diagnostico Terapeutico Assistenziale del paziente affetto da diabete mellito di tipo 2, viene periodicamente aggiornato da un gruppo di lavoro ospedali-territorio, composto da diabetologi di strutture cittadine (Niguarda, Istituto Auxologico, Casa di cura San Pio X, Policlinico, San Paolo), medici di medicina generale e rappresentanti dell'Asl di Milano. L'attuale versione, pronta per essere spedita ai medici di famiglia, è di fine 2012. Il prossimo aggiornamento sarà a dicembre 2014, salvo anticipi nel caso arrivassero nuovi dati clinicamente rilevanti.

Il documento tiene conto di linee guida esistenti, integrate da riflessioni del gruppo di lavoro basate su studi e altre fonti. "Lo scopo è fornire indicazioni concrete per la migliore assistenza da offrire ai cittadini per la prevenzione, diagnosi, terapia, assistenza e prevenzione delle complicanze del paziente diabetico, da parte sia dei medici di medicina generale, sia degli specialisti", si legge nel testo che l'Adnkronos Salute ha avuto modo di visionare. Gli estensori hanno tenuto conto anche "delle risorse cittadine, da impiegare con il miglior possibile rapporto costo-efficacia" cercando di esprimere raccomandazioni che evitino "medicalizzazioni improprie e utilizzo inappropriato di diagnostica strumentale e di laboratorio".

Quanto alla dieta, l'obiettivo è "favorire abitudini alimentari, comportamentali, stili di vita e condizioni ambientali adeguati alla prevenzione primaria, alla gestione e alla prevenzione delle complicanze del diabete. Questo Pdta - precisano i promotori - intende intervenire sui fattori che peggiorano la salute e la qualità di vita degli assistiti con un'azione integrata non circoscrivibile alla sola prescrizione farmacologica".

E proprio nel capitolo sulla "terapia medica nutrizionale" si trova il passaggio sulla dieta vegana, per la quale viene fornito ai medici anche un ricettario con suggerimenti culinari per i pazienti (che è parte integrante del Pdta). Nel volumetto 'Scacco al diabete con un pizzico di fantasia' si spazia da primi piatti a base di pasta integrale, classici, a proposte più 'alternative' come il meno noto bulgur (frumento integrale, grano duro germogliato), tutti conditi con verdure. Ci sono poi suggerimenti per rendere più appetibili le verdure, ricette per i legumi, persino un capitolo riservato ai piatti regionali e a quelli con soia e derivati. La premessa degli esperti è che "il calo ponderale è raccomandato a tutti i pazienti diabetici in sovrappeso corporeo o obesi", citando uno studio in cui "un importante calo di peso (del 15%) si è dimostrato in grado di normalizzare glicemia, emoglobina glicata e steatosi epatica, producendo la regressione di casi diagnosticati di diabete".

Dunque si suggerisce la via per ottenere il risultato: "Una moderata riduzione dell'apporto calorico (300-500 kilocalorie al giorno) e un modesto incremento del dispendio energetico (100-300 kcal al giorno) permettono una lenta ma progressiva riduzione del peso di 0,45-0,90 chilogrammi a settimana". E qui entra in gioco la dieta vegana. "In studi specificatamente disegnati per testare queste ipotesi, un'alternativa che si è dimostrata mediamente più efficace e gradita, non richiedendo imposizioni di restrizioni caloriche, è rappresentata da una dieta vegana basata unicamente su cibi vegetali, o da una dieta vegetariana a basso indice glicemico", recita il documento che riporta anche una serie di riferimenti scientifici a supporto. Le diete vegetariane - spiegano gli esperti nel Pdta - hanno prevenuto o migliorato il diabete.

Uno studio controllato randomizzato "di 5 mesi su 100 diabetici di tipo 2 obesi ne ha trattati 50 secondo la linea guida dell'Ada, American Diabetes Association, (15-20% di calorie da proteine, meno del 7% da grassi saturi, 60-70% da carboidrati e grassi monoinsaturi, personalizzata per creare un deficit di 500-1000 calorie giornaliere). E ha trattato gli altri 50 con una dieta vegana (più vitamina B12) con un 65% o più di calorie da carboidrati a basso indice glicemico, meno del 20% da grassi e meno del 15% da proteine". Una dieta "basata su verdura, frutta fresca e secca oleosa, cereali integrali e legumi, a volontà ma con poco olio aggiunto. A tutti era permesso un drink di alcol al giorno alle donne e due agli uomini".

Il confronto è stato vinto dalla dieta vegana. Sia per l'aderenza al nuovo regime alimentare che è risultata del 67% per i vegani contro il 44% per i pazienti che seguivano la dieta targata Ada, sia per il calo di peso ottenuto: 6 chili contro 4. Le altre voci in cui ha primeggiato la dieta vegana sono la riduzione di farmaci antidiabete (43% contro 26%), la riduzione dell'emoglobina glicata, che è stata dell'1,48% per i vegani contro lo 0,81% dei pazienti in 'dieta Ada', e il colesterolo Ldl (-23 contro -11).

"Le due diete - concludono gli esperti - hanno dato miglioramenti ma quella vegana maggiori risultati clinici e accettabilità e dovrebbe costituire la prima scelta. La buona accettazione rispetto alle diete classiche, legata al consumo a volontà, dovrebbe incoraggiare a proporre attivamente questo modello alimentare, a partire dai circa 70 pazienti diabetici, in gran parte sovrappeso e obesi, che un medico di medicina generale ha ogni mille assistiti". Accanto alla dieta vegana resta l'intramontabile dieta mediterranea che prevede un'alimentazione comunque "ricca di verdura, frutta fresca e secca oleosa, cereali integrali, legumi e semi, olio di oliva; moderatamente ricca di pesce e con latticini consumati soprattutto in forma di yogurt; ma povera di carne, soprattutto rossa e trasformata, e di grassi saturi e trans (acidi grassi industrialmente idrogenati presenti in prodotti da forno e fritture industriali e dei fast-food); e ancora povera di zuccheri e bevande zuccherate".



martedì 1 ottobre 2013

Dieta verde, sport, yoga e meditazione anti-stress: la ricetta che allunga la vita


Stili di vita sani possono 'invertire' i meccanismi alla base dell'invecchiamento cellulare aumentando la lunghezza dei telomeri, 'clessidre' della vita


Invecchiare per poi morire è una strada obbligata, ma rallentarla o tentare una 'retromarcia' si può. Scienziati americani dell'università della California di San Francisco hanno dimostrato per la prima volta che, convertendosi a stili di vita più sani, è possibile 'invertire' i meccanismi alla base dell'invecchiamento cellulare. In un piccolo studio pilota pubblicato su 'Lancet Oncology', Dean Ornish e colleghi sono riusciti ad aumentare di una media del 10% in 5 anni la lunghezza dei telomeri, i cappucci protettivi dei cromosomi che funzionano come una sorta di 'clessidre della vita': ogni volta che la cellula si divide per riprodursi queste sequenze genetiche si accorciano di un pezzetto, e quando si sono consumati del tutto significa che la cellula è arrivata al capolinea e ha esaurito il suo ciclo vitale. Ma secondo il team Usa la ricetta per interferire con questo destino esiste. Eccola: dieta vegetariana, sport, yoga e meditazione anti-stress.

Per 5 anni, gli scienziati hanno seguito 35 uomini con tumore alla prostata ai primi stadi, ancora localizzato. Tutti i pazienti sono stati inseriti in un programma di sorveglianza attiva, con monitoraggi periodici sull'evoluzione della malattia. In più, a 10 partecipanti sono stati prescritti cambiamenti dello stile di vita: dieta ad alto contenuto di frutta, verdura e cereali integrali, e a basso tenore di grassi e carboidrati raffinati; attività fisica (30 minuti al giorno di camminata, per 6 giorni a settimana); riduzione dello stress (yoga e stretching, tecniche di respirazione ad hoc, meditazione). Questi pazienti partecipavano inoltre a gruppi di supporto settimanali.

La lunghezza dei telomeri è stata misurata a tutti i 35 partecipanti all'inizio dello studio e alla fine. Al termine del quinquennio di osservazione, fra i 10 pazienti che avevano cambiato stili di vita i telomeri si erano allungati in media del 10%, mentre nei restanti 25 si erano accorciati mediamente del 3% circa.
"La lunghezza dei telomeri non è stata misurata nel tessuto prostatico bensì nel sangue", precisa Ornish. Ciò significa che le osservazioni condotte possono essere considerate valide per tutti, non soltanto per gli uomini con cancro alla prostata. La ricerca è sostenuta, tra gli altri, dal Dipartimento americano della Difesa, dagli Nih e dal National Cancer Institute.

Già in precedenza, nel 2008, il team americano aveva condotto uno studio pilota per valutare gli effetti del cambiamento di stili di vita sull'attività della telomerasi, l'enzima di 'manutenzione' che ha il compito di riparare i telomeri e mantenerli abbastanza lunghi per permettere alla cellula di sopravvivere. Ora i nuovi risultati indicano che adottare una vita sana 'tira il freno a mano' all'invecchiamento cellulare. "Una scoperta fondamentale che però dovrà essere confermata da altre ricerche più ampie", avverte il co-autore Peter R. Carroll.

"L'accorciamento dei telomeri aumenta il rischio di una grande varietà di malattie croniche", ricorda l'esperto. Negli ultimi anni una ridotta lunghezza dei telomeri è stata infatti associata a diverse forme di cancro, a ictus, demenza di origine vascolare, malattie cardiovascolari, obesità, osteoporosi e diabete. "Crediamo che allungare i telomeri possa aiutarci a prevenire queste condizioni e, probabilmente - auspica Carroll - ad allungare anche la vita".


venerdì 26 aprile 2013

Come nasce un orto sinergico


L'Orto Sinergico è un metodo elaborato dall'agricoltrice spagnola Emilia Hazelip, riconducibile agli ideali della Permacultura, cultura che sostiene la coltura permanente ed eterna, in quanto auto-rigenerativa e quindi inesauribile.

L’agricoltura tradizionale utilizza perlopiù metodi di coltivazione che tendono a isolare le piante artificialmente e a disporle in filari che sfruttano lo spazio al massimo, coltivando intensivamente un’unica coltura; si scava e si modifica il terreno, si utilizzano fertilizzanti sulle piante per incrementare la crescita, diserbanti sulle piante indesiderate, pesticidi contro insetti e parassiti ritenuti potenzialmente dannosi.

Le piante crescendo e vivendo nel suolo creano spontaneamente un suolo più fertile grazie a residui organici ed attività chimica, inoltre la terra, oltre che dalle piante, è resa fertile anche da vari microrganismi, batteri, lombrichi, funghi.

L’agricoltura sinergica promuove meccanismi di auto fertilità del terreno, senza arature né concimi, ma facendo attenzione ad associare le piante secondo alcuni semplici accorgimenti.
Nell’orto sinergico le piante perenni convivono con le piante stagionali, la stessa pianta è presente contemporaneamente in diversi stadi, anche decomposta a nutrire altri esemplari in fiore.

La copertura dell’orto sinergico (pacciamatura) è naturale, composta da paglia, foglie secche, canne, carta, segatura e simili, e serve a stimolare processi di auto aerazione e auto fertilizzazione; gli organismi naturalmente presenti nel terreno vengono considerati come importanti spie dello stato del suolo e integrati nella coltivazione per ottenere il massimo sviluppo agricolo secondo il principio della sinergia.

I principi dell'agricoltura sinergica sono: 
► non arare né zappare;
► non compattare il suolo;
► non concimare;
► piantare e seminare insieme almeno tre specie diverse di piante.
Per avere la sinergia ottimale di solito si seminano insieme: 
☼ almeno una LEGUMINOSA come i ceci, le lenticchie, i fagioli, i piselli. Le leguminose, tramite un batterio che cresce nelle loro radici, hanno la capacità di fissare l’azoto atmosferico nel suolo, principale nutrimento di tutte le piante;

☼ almeno una LILIACEA come l'aglio, la cipolla, il porro, lo scalogno, che per le loro caratteristiche chimico-biologiche hanno la facoltà di tenere lontani i batteri;

☼ almeno una verdura comune al centro della zona seminata, mantenendo una giusta distanza minima tra le piante affinché non si ''soffochino'' reciprocamente.
Sarebbe opportuno coltivare anche dei fiori nella stessa zona seminata: la Calendula ha una potente attività antibatterica, il Piretro ed il Nasturzio tengono invece lontane le formiche.

Le Erbe Spontanee (classicamente chiamate ''erbacce'') possono aiutare a trattenere umidità nel suolo con le loro radici e sono da rimuovere (a mano e generalmente senza sradicare completamente) e sfoltire solo quando la loro presenza rischia di soffocare le piantine in fiore o di metterle in ombra.


Video (realizzazione di un orto sinergico in time-laps)


fonte video: youtube.com/user/ThePieroVideo


giovedì 28 febbraio 2013

Uguaglianza e grano saraceno con zucchine

Questo mese il tema proposto da Barbara de La Tavola Rotonda è l'uguaglianza. Su questo tema sarò molto breve.

L'uguaglianza non esiste. Ognuno di noi è un essere unico e irripetibile, non avrebbe senso per l'Universo avere due esseri uguali, sarebbero ridondanti. Più diversità portano più esperienza al Tutto che ci contiene, questa è la cosa importante. Possiamo anche avere pari diritti e doveri nella società, ma questo non farà mai diventare due esseri uguali.
Dentro di noi però c'è una scintilla, una parte del Tutto che ci contiene, che è uguale. Anzi no, è proprio la stessa. Solo che non ce ne rendiamo conto. Se e quando lo comprenderemo ne diventeremo consapevoli con tutto il nostro essere, e potremo finalmente dire: "IO SONO DIO". 
Le barriere che alziamo tra noi sono capricci della personalità, perché nel profondo siamo tutti la stessa cosa. La malcomprensione e l'intolleranza nascono perché ogni personalità ha un modo di comunicare diverso e personale. Se riuscissimo a comunicare con la scintilla non avremmo bisogno di spiegare nulla e non avremmo bisogno di essere nello stesso luogo per farlo.
Perché siamo uguali? No, perché siamo la stessa cosa.

La ricetta che presento è un grano saraceno con le zucchine, perché a dispetto del nome il grano saraceno non ha nulla a che vedere col grano frumento. Però in fondo sono uguali, si cucinano allo stesso modo! :P

Ingredienti per 2 persone:
  • 160 gr. di grano saraceno 
  • acqua minerale naturale
  • 4 zucchine medie
  • prezzemolo fresco qb
  • curcuma qb
  • semi di finocchio qb
  • 3-4 bacche di cardamomo
  • olio evo qb



In un tegame mettere il grano saraceno e coprirlo con l'acqua, facendolo cuocere a fuoco andante. Intanto lavare e tagliare le zucchine in pezzi corposi. Dopo qualche minuto mettere le zucchine a cuocere col grano saraceno, aggiustare di acqua se necessario. Mettere anche i semi di finocchio e il cardamomo. Curare la cottura del grano saraceno e delle zucchine, aggiugendo eventualmente acqua ma tenendo conto che alla fine della cottura dovrà essere tutta assorbita. Verso la fine della cottura aggiungere la curcuma, un giro d'olio evo e il prezzemolo fresco tagliuzzato. Girare e far amalgare un po' gli ingredienti. Servire e gustare! :)




mercoledì 20 febbraio 2013

L'indice insulinico degli alimenti

(fonte: http://perladieta.blogspot.it/2012/09/lindice-insulinico-degli-alimenti.html)


Introduzione

Questo articolo nasce per approfondire una tematica sconosciuta ai più, e cioè l'esistenza di un indice insulinico degli alimenti che ne descrive la capacità di far produrre insulina al nostro pancreas senza relazione con la glicemia e al di fuori, dunque, della normale risposta insulinica agli alimenti contenenti carboidrati.
Il testo qui esposto era prima riportato alla fine del post sull'indice glicemico, creando qualche confusione nei lettori; adesso i due post si richiamano ove opportuno, ma rimangono distinti.
Il testo dell'articolo scientifico originale è accessibile su PubMed.
Segue una breve sintesi dei contenuti dell'articolo.


L'indice insulinico degli alimenti

Bisogna sapere che, malgrado il loro Indice Glicemico (IG) "troppo basso per essere definito", alcuni alimenti (in particolare: carne, pesce, uova e latticini) hanno la capacità di indurre il pancreas a secernere molta insulina, cioè hanno un indice insulinico (IS, da "insulin score" o punteggio insulinico) elevato e non correlato all'IG; questo fatto, rilevato sperimentalmente solo di recente, ha ridimensionato in parte il ruolo centrale che si attribuiva all'indice glicemico nell'insorgenza del Diabete di tipo 2.
La ricerca in questione è quella pubblicata da Holt SH, Miller JC e Petocz P. su Am J Clin Nutr. 1997 Nov;66(5):1264-76 e dal titolo "An insulin index of foods: the insulin demand generated by 1000-kJ portions of common foods".

Nell'articolo, gli scienziati spiegano che hanno scelto di misurare la risposta insulinica in termini di porzioni di alimenti determinate a parità di contenuto energetico (1000 kJ, pari a circa 240 kcal) anziché a parità di carboidrati, proprio perché cercavano di isolare una risposta insulinica differenziata da quella normalmente relativa al glucosio. Già all'epoca era stato, infatti, ben studiato il concetto di indice glicemico ed era stata ben correlata la risposta glicemica ai diversi tipi di alimenti, ma quasi nessuno studio la aveva messa in relazione con l'effettiva quantità di insulina circolante nei soggetti.
Lo studio ha considerato 38 alimenti, suddivisi in 6 categorie:
  1. frutta: uva, banane, mele ed arance;
  2. prodotti da forno: croissants, torta al cioccolato glassata, ciambelle con cannella e zucchero, biscotti al cioccolato, crackers;
  3. snacks: Mars°, yogurt alla fragola, gelato alla vaniglia, caramelle gommose, arachidi tostate e salate, patatine fritte, pop-corn;
  4. alimenti ricchi di proteine: formaggio americano (cheddar), uova in camicia, lenticchie bollite in salsa di pomodoro, fagioli al forno in salsa di pomodoro, bistecca di manzo alla griglia, pesce bianco al vapore;
  5. alimenti ricchi di carboidrati: pane bianco, pane integrale, pane di segale, riso bianco, riso integrale, pasta bianca, pasta integrale, patate bollite, patatine fritte al forno;
  6. cereali da colazione: Kellog's° Cornflakes, Special K°, All-Bran°, muesli naturale, zuppa di avena, ed altri sconosciuti in Italia (...).
Ciascuno dei soggetti selezionati per lo studio ha dapprima consumato una porzione di pane bianco, per confermare la sua normale tolleranza al glucosio; il pane bianco è stato anche scelto come riferimento per lo studio, assegnandogli un punteggio insulinico IS = 100%, e contro di esso sono stati analizzati gli effetti di tutti gli altri alimenti, seguendo un metodo del tutto analogo a quello spiegato nel post relativo all'IG. L'uso di un alimento di riferimento mette al riparo dagli effetti di confusione che fattori individuali nella risposta al glucosio possono causare nei risultati finali dell'esperimento.

Ogni soggetto ha avuto la misura del livello di glucosio e di quello di insulina dopo 10 ore di digiuno notturno, ed ha poi consumato l'alimento di test insieme a 220 ml di acqua.
I soggetti sono quindi stati lasciati seduti comodamente e sono stati loro misurati i livelli di glucosio ed insulina nel sangue ad intervalli di 15 minuti per le successive 2 ore.
Dunque per ogni soggetto è stato calcolato il punteggio insulinico (IS) di ciascun alimento come  percentuale, moltiplicando per 100 il rapporto tra il carico insulinico (area sotto la curva della risposta insulinica - integrale o AUC) generato dall'alimento in esame, e il carico insulinico generato dal pane bianco.
E' stato anche calcolato similmente il punteggio glicemico (GS) dell'alimento (da notare che questa definizione non è compatibile con quella di IG: è stata usata per poter avere grandezze omogenee da confrontare).

Nei risultati della ricerca, in media il carico insulinico era proporzionale al carico glicemico, ma con delle significative differenze tra alimenti: in particolare, i prodotti da forno e gli alimenti ricchi di proteine scatenavano risposte insuliniche sproporzionatamente alte rispetto alla glicemia.

Ecco i risultati in termini del rapporto tra carico insulinico e carico glicemico, per classe di alimenti e con esempi di alimenti specifici:
  1. frutta:
    • in media: 124±10;
    • minimo (108±22): banane;
    • massimo (166±23): arance;
  2. prodotti da forno:
    • in media: 261±56;
    • minimo (113±21): ciambelle;
    • massimo (483±244): croissants;
  3. snacks:
    • in media: 191±20;
    • minimo (109±32): pop-corn;
    • massimo (218±65): Mars°;
  4. alimenti ricchi in proteine:
    • in media: 585±61;
    • minimo (135±92): uova;
    • massimo (1583±939): manzo;
  5. alimenti ricchi in carboidrati:
    • in media: 106±8;
    • minimo (58±5): riso integrale;
    • massimo (156±48): pasta bianca;
  6. cereali da colazione:
    • in media: 92±5:
    • minimo (74±11): zuppa di avena;
    • massimo (118±18): muesli.

Come si vede gli alimenti ricchi di proteine animali hanno risposta insulinica molto più alta di quella glicemica, cioè sono in grado di far produrre al pancreas molta insulina pur non contenendo quasi carboidrati e, di conseguenza, avendo un apporto quasi nullo di glucosio!
Sia i crackers che i croissants sono prodotti da forno molto ricchi di grassi, e come si vede anche questo fattore influisce sulla loro risposta insulinica, che è 3-5 volte maggiore di quella glicemica (a sua volta non trascurabile in questo caso).
Gli alimenti a base di cereali integrali, in generale, hanno risposta insulinica bassa e indice glicemico basso, e sono dunque da preferire nelle diete per il diabete.
Anche la frutta, con una media del rapporto insulina/glucosio di 124±10, si conferma come alimento da scegliere anche nelle diete per il diabete: alcuni frutti hanno alto indice glicemico ma pochi carboidrati, e presentano in generale una risposta insulinica del tutto adeguata al carico glicemico.



giovedì 31 gennaio 2013

Buonismo, riso basmati e guacamole

Con questo post inizio la partecipazione ad un contest particolare ideato da Barbara de La tavola rotonda, alla quale devo fare i complimenti per questa interessante iniziativa e per avere la voglia di mettere in discussione il Tutto in cui siamo immersi, partendo innanzitutto da se stessa. Che poi quest'ultima è la cosa più difficile da fare.

Il contest prevede di trattare l'argomento del mese deciso da Barbara abbinato ad una ricetta senza ingredienti di origine animale.

Parlo quindi di buonismo. Nel suo post Barbara fa notare quale sia il vero significato di questa parola: “Ostentazione di buoni sentimenti, di tolleranza e benevolenza verso gli avversari, o nei riguardi di un avversario...”. Diversamente a quanto spesso si intende: “provare un FALSO buon sentimento e sbandierarlo ai quattro venti”.

Ho cercato in rete perché purtroppo quando hanno pubblicato il mio vecchio Devoto Oli il termine ancora non esisteva, e ho trovato diverse definizioni.

Hoepli: s.m., POLIT, spreg. Atteggiamento di benevola apertura e comprensione per tutte le posizioni, accusato di non andare al di là di generici appelli moralistici, capaci solo di produrre compromessi confusi e di basso livello.

sapere.it: n.m. [pl. -i] atteggiamento che, nei rapporti politici, di lavoro, familiari, viene considerato troppo incline alla comprensione e alla collaborazione da chi preferirebbe un comportamento più duro e aggressivo. ¶ Deriv. di buono 1.

wordreference.com: s.m., il comportamento di chi, spec. in politica, si dimostra tollerante nei confronti degli avversari.

corriere.it: s.m., nel l. politico e giornalistico, spesso con valore iron., ampia disponibilità nei confronti dell'avversario. a. 1993.

wiktionary.org: m (pl: buonismi) atteggiamento di chi attraverso parole o azioni vuole essere (o apparire) buonosempre e comunque, più preoccupato ad ottenere una buona valutazione dagli altri.

dizionario-italiano.org: sostantivo maschile, nel linguaggio politico e giornalistico, spesso con valore ironico, ampia disponibilità nei confronti dell'avversario.

Sembra quindi che possa avere un significato ironico, nascosto o mal giudicato, attribuito non da chi agisce in modo buonista, bensì da chi lo percepisce e lo etichetta.

Quindi se da un lato è vero che l'atteggiamento buonista potrebbe nascondere falsità, ma come del resto qualsiasi altro comportamento umano, sembra che l'aspetto particolare del buonismo sia che chi lo percepisce lo fa in maniera negativa, con malizia. A questo punto ci sarebbe da fare le pulci all'osservatore del buonismo, e chiedergli: perché percepisci male il comportamento buonista? Cosa ti turba in esso? Forse vorresti riuscire ad esternare del buonismo che una parte della tua persona tiene nascosto?

Dalle definizioni, a parte quello di wiktionary.org, si evince che il vero significato di buonismo nasconde un sentimento molto profondo e spirituale, la compassione e l'Amore verso il proprio “nemico”. Questa non è affatto una cosa da poco. È il fine ultimo dell'evoluzione umana, arrivare ad Amare talmente tanto da poter Amare anche i propri nemici o chi è molto diverso da sé.

Il fatto che questo possa essere ostentato, essendo un sentimento molto potente, coinvolgente e fuori dal comune, potrebbe ancora far parte del punto di vista di chi lo percepisce. Per una persona non abituata a provare sentimenti di compassione, come potrei essere io, conoscere e vedere l'Amore che Madre Teresa di Calcutta ha provato per i suoi fratelli terrestri con cui è venuta in contatto, potrebbe essere percepito come ostentazione, in realtà è semplicemente la massima espressione del sentimento più grande e nobile che esiste nell'Universo. Ed essendo raro risulta come un'ostentazione.

Se questo fosse il suo vero significato, io vorrei essere buonista, ma non lo sono. O lo sono solo in piccola parte.

Ho provato a ragionare un po' sul significato di questo termine moderno, e su come è usato e percepito nella società, ma sicuramente si potrebbe dire molto di più arrivando anche a conclusioni molto diverse dai miei ragionamenti in quanto il significato di questo termine sembra essere molto poco deterministico, soprattutto su come viene percepito.


A questo punto è arrivato il momento della ricetta!

La scelta è ricaduta su un riso basmati accompagnato da guacamole. Visto la diversità che ci può essere tra il comportamento buonista reale e come viene maliziosamente percepito, oppure, nel caso il soggetto buonista fosse in malafede, tra ciò che ostenta e ciò che sente realmente nel cuore, ho scelto questa ricetta perché abbina un alimento crudo ed uno cotto, molto diversi tra loro, che non avevo mai visto abbinati. Una sorta di Tao, senza esagerare! :D



L'abbinamento crudo e cotto nello stesso piatto lo trovo molto intrigante e sfizioso, capace di esaltare entrambe le pietanze, come la pizza con le verdure crude da sgranocchiare, fantastica!

Vediamo quali sono gli ingredienti per questo riso con guacamole.

Per il riso:
  • 100 gr. di riso basmati integrale
  • 2 o 3 carote
  • semi di cumino qb
  • curcuma qb
  • olio evo qb


Per la salsa guacamole:
  • 1 avocado
  • 2 peperoni
  • 2 pomodori medio piccoli
  • 1/2 porro o cipolla
  • 1 spicchio di aglio tritato
  • peperoncino qb


Il procedimento è molto semplice. Bollire il riso basmati integrale in acqua e quando è quasi cotto (o anche un po' meno) scolarlo e aggiungere nella sua pentola le carote tagliate fini fini, i semi di cumino e la curcuma. Far cuocere un po' per far rammollire un po' le carote e per far amalgamare gli ingredienti (far far far...), eventualmente aggiungere un po' d'olio evo.

Intanto in un mixer da cucina mettere l'avocado sbucciato e denocciolato fatto a pezzetti, i peperoni, i pomodori, il mezzo porro o cipolla, lo spicchio d'aglio tritato se piace, e il peperoncino in polvere. Accendere il mixer e wrooooooommmmmm!!!!! Guacamole pronto! In questa versione è anche abbastanza soft.

Quando il riso e le carote sono pronti servirli in un piatto accompagnati dalla salsa guacamole e adornati per esempio da qualche puntarella cruda.


E adesso non dite che il riso fa finta di ridere, il guacamole gioca a fare l'avocado e le puntarelle non sono a punta eh! Va bene non essere buonisti, ma questa è malizia! ;)



mercoledì 9 gennaio 2013

Farigiolata e Fragù

Capita di sbagliare, ma visto che nulla succede per caso, in questa dimensione spazio-temporale la morte di qualcosa comporta la nascita di qualcos'altro. Ed ecco quindi che la morte dei falafel ha portato alla nascita della Farigiolata, proposta come terzo piatto del pranzo di Natale 2012.

È successo che stavo facendo dei falafel, rivisitando la ricetta della Ravanella, a base di fagioli cannellini (un po' troppo poco saporiti forse per fare dei falafel?) ma i miei due attrezzi elettrici da cucina per sminuzzare e frullare non mi hanno aiutato molto: uno troppo vecchio e stanco per frullare bene tutto, l'altro invece molto potente ma predilige qualcosa di un po' più liquido per riuscire a frullare. Ho dovuto accontentarlo ma ho anche dovuto cambiare ricetta perché con quel composto, essendo troppo liquido, non potevo farne delle polpette. Fu così che ho steso il composto in una teglia da forno ricoperta con la carta da forno e ho infornato per qualche decina di minuti, credo tra i 30 e i 40 minuti. Ecco come è nata la Farigiolata!


Ingredienti per una teglia da forno:
  • 500 gr. di fagioli cannellini bio (ma se sono borlotti anche meglio), ammollati per 12-24 ore
  • 1 cipolla piccola o l'equivalente in porro
  • olio evo
  • aglio 1 o 2 spicchi
  • prezzemolo
  • acqua qb 

Frullare tutto nel super frullatore famigliare aggiustando di acqua a seconda della densità voluta o, come nel mio caso, dovuta! (E meno male che è un frullatore super moderno).

Quindi, come descritto sopra nel procedimento TOP-DOWN, versare il composto nella teglia da forno ricoperta con carta da forno e infornare per N minuti dove (N > 0) e (N << TempoDiBruciaturaTaleDaChiamareIPompieriCheTuttiIViciniSiSpaventanoMaNessunoTiSoccorre).


La reazione dopo l'assaggio non è stata straordinaria, forse non era cotta abbastanza o forse c'era troppo aglio. E complice anche il fatto che la pancia ormai era piena, ne è avanzata parecchia..... così..... da morte nasce vita... e di nuovo nei secoli dei secoli la trasformazione ebbe atto... The Day After!!!

Da Falafel a Farigiolata e da Farigiolata a Fragù
Il giorno dopo dovevamo far fuori, spazzare via, trangugiare o spararci nel gargarozzo gli avanzi del giorno prima. Non molti per la verità, ma quella Farigiolata da mangiare così proprio non ci andava, anche se un altro po' di cottura l'avrebbe forse aggiustata. Invece no! La famiglia EpiNea presa da un momento di creatività divina VOLLE sperimentare..... La Vita. SI...... PUÒ..... FAARE!


(fonte: youtube.com/user/brandos78)

  1. Padella.
  2. Passata di pomodoro + olio evo + aglio + spezie a piacere.
  3. Un po' di tempo di cottura.
  4. Farigiolata tagliata in piccoli pezzi.
  5. Girare il tutto.
  6. Quando il pomodoro sarà stato assorbito bene dai pezzi di Farigiolata ormai quasi sbriciolati togliere dal fuoco e servire.

Sembrano polpette!!! E non piovono dal cielo!!
Sembra ragù di fagioli, non dico come il ragù di borlotti di Annalisa segnalatomi dalla Ravanella, però molto buono, davvero un buon surrogato. Fu così che nacque il Fragù!

Purtroppo di questa variante del The Day After non ho testimonianze, niente foto, niente di niente. Chissà se è accaduto veramente. Partecipo comunque al contest di Rava con il primo pezzo di questa ricetta, la Farigiolata, nella categoria Ricette Più Mal Riuscite Della Storia (e qui non vi racconto nemmeno dei miei spaghetti alla marmellata...).


Con questa ricetta SALATA partecipo al contest Felici e Curiosi di Ravanello Curioso e Le delizie di Feli.



MezzeManiche caponate

Ed eccoci al secondo piatto del pranzo di Natale 2012: le mezzemaniche ripiene di caponata. L'idea è stata partorita in famiglia, da me e mio padre e poi eseguita da lui. Perché complicarsi la vita a riempire le mezzemaniche? Semplicemente perché all'ultimo momento non abbiamo trovato dei cannelloni, inoltre queste mezzemaniche erano anche integrali.

Parto prima a descrivere il procedimento ad alto livello, con un sistema TOP-DOWN (e qui viene fuori l'animo di analista tecnico).
  1. preparare la caponata
  2. cuocere le mezzemaniche scottandole 5 minuti o poco più
  3. fare raffredare un po' la caponata e le mezzemaniche
  4. riempire le mezzemaniche con la caponata e disporle in una teglia da forno
  5. ricoprire le mezzemaniche con della passata di pomodoro
  6. cuocere in forno qb  
Il punto saliente è uno: cuocere le mezzemaniche al punto giusto perché alla fine della preparazione siano cotte, non troppo al dente e non troppo scotte. Facendole cuocere 5 minuti sono rimaste forse leggermente troppo al dente, soprattutto perché erano integrali. Dipende anche dalla qualità e dal tipo di pasta. Eventualmente provate a lasciarle 1 o 2 minuti in più.

Passiamo agli ingredienti:
  • caponata (melanzane, peperoni, zucchine, pomodori, patata) cotta in padella con olio evo, capperi, olive taggiasche snocciolate, aglio e qualche spezia per insaporire; personalizzatela a piacere non fate i timidi ;)
  • 1/2 kg. di mezzemaniche di grano duro integrale
  • passata di pomodoro qb

Perché la patata? Ma perché è bbbuona no! :P
A parte questo compattizza un po' la caponata permettendole di stare meglio alloggiata all'interno delle mezzemaniche.



Bello scrivere una ricetta in TOP-DOWN, praticamente è come farla al contrario. Ed è anche come mangiarla: finisce subito! :D

Con questa ricetta SALATA partecipo al contest Felici e Curiosi di Ravanello Curioso e Le delizie di Feli.



Vellutata densa di zucca e patate

Sempre per il pranzo di Natale 2012 come primo piatto ho preparato una vellutata densa, bella corposa, di zucca e patate di cui avevo già parlato a Ravanello.

Questa volta però ho fatto le foto, guardate com'è densa! Fichissima! Tipo stucco fresco nello stomaco, poi non vi alzate più dalla sedia :D

Gli ingredienti sono talmente pigro che li copio dal commento che avevo scritto a Rava, e per 4 persone dovrebbero essere circa così:
  • 1 zucca di circa 20 cm di diametro o qualcosa meno
  • 3 patate medie
  • olio evo
  • rosmarino 2 o 3 rametti
  • alloro qualche foglia
  • pepe qb
  • curcuma qb
  • acqua qb

Attenzione al procedimento super equo solidale salutistico e risparmioso.

Tagliate a cubetti di qualche cm di lato la zucca. Mettete le patate a lessare in una pentola e sopra ad essa mettete un cestello per cucinare al vapore la zucca.
Chi possiede una vaporiera può anche cucinare tutto al vapore, il mio è semplicemente un modo per utilizzare un fuoco solo della cucina a gas e risparmiare un po'.

Una volta che zucca e patate sono cotte sbucciatele (la zucca è molto più semplice sbucciarla cotta), tagliatele e mettetele in una pentola schiacciandole un po'. Accendete il gas, condite con un po' d'olio evo e aggiustate con l'acqua la corposità. Io la tengo bella densa.

Con un minipiner o similare frullate tutto mentre ricuoce. Utilizzate una velocità medio-bassa se non volete ritinteggiare la cucina :)

Una volta che ottenete un bel composto omogeneo potete condire con il rosmarino, l'alloro, il pepe e la curcuma. Lasciate ancora nella pentola la vellutata qualche minuto per farla profumare con le spezie, poi spegnete, servite, assaggiate e..... aaahhhh!!! Scotta!!! Aspettate un attimo prima di mangiare ;)

Guardate che bella corposità, dove togliete il cucchiaio rimane il buco, come negli omogeneizzati per bambini! :D




Con questa ricetta SALATA partecipo al contest Felici e Curiosi di Ravanello Curioso e Le delizie di Feli.



Linguine di zucchine crudiste

Per il pranzo di Natale 2012 come piatto di entrata ho proposto delle succulenti linguine crudiste. Le ho ottenute con un attrezzo particolare simile ad un pelapatate ma che ricava tante striscette di verdura abbastanza sottili. Per la loro conformazione ho deciso di chiamarle linguine e non tagliatelle. Poi cosa siano in definitiva non saprei.

Ma poco importa! Andiamo con gli ingredienti per 4 persone:
  • 4 zucchine bio
  • 60 gr. di funghi porcini essiccati messi a mollo per qualche decina di minuti
  • 2 bustine di zafferano OPPURE 1 bustina di zafferano + un po' di curcuma
  • limone di Sicilia (e che sia solo di Sicilia vi raccomando!)
  • olio evo qb (e se non è qb non si può fare! :D)
  • una manciata di noci dell'Amazzonia (raccolte personalmente) e di mandorle

Dovrete ottenere delle linguine dalle zucchine con un attrezzo tipo un pelapatate o similare oppure con un simil Spiromat oppure ancora facendole a mano (non vi passa più!). Delle 4 zucchine 3 le ho sbucciate e una no. Fate voi come più vi aggrada.
Mettete le linguine di zucchine a marinare con il succo di limone di Sicilia per qualche decina di minuti. Se siete di fretta queste decine di minuti possono essere accorciate.

Scolate e tagliate i funghi.
Macinate le noci dell'Amazzonia e le mandorle.

Finita la marinatura condite le linguine di zucchine con i funghi, lo zafferano (ed eventualmente la curcuma), l'olio evo e le noci e mandorle macinate.

A questo punto potete servire. Se volete per ottenere un effetto formaggio potete rispolverare direttamente sulle linguine nei piatti un po' di noci e mandorle macinate.




Con questa ricetta SALATA partecipo al contest Felici e Curiosi di Ravanello Curioso e Le delizie di Feli.



mercoledì 2 gennaio 2013

Insalata innevata

Ecco qua una super sRicetta, ed essendo tale sarà anche super veloce.

Ingredienti
  • sedano rapa oppure cavolfiore oppure entrambi
  • insalata radicchio
  • cipolla
  • olio evo
  • limone di Sicilia
  • pepe nero macinato
  • curcuma

Le dosi non le inserisco perché sono molto personali. Dico solo di stare attenti alla cipolla perché una volta triturata sarà una bomba sia per voi che per gli altri :D
 
Procedimento difficilissimo
(Se fosse troppo difficile sgranocchiate le verdure così come sono sparandovi i condimenti direttamente in bocca, ottima soluzione! Ma non strizzate gli occhi però!)

Prendere un mixer o tritatutto e infilarci il sedano rapa e/o il cavolfiore, e la cipolla. Tutto tagliato a pezzi per facilitare il lavoro del robot, che sebbene sia tale non vorrei chiamasse i sindacati per sfruttamento... fidarsi è bene non fidarsi è molto meglio ;)

Nella terrina o marmitta o grosso piatto da insalata tagliate il radicchio e svalangatelo con la neve bianca ottenuta dall'androide (e anche loro si evolvono che ci volete fare?!).
Condite con l'olio evo, il succo del limone di Sicilia (ribadisco che se non fosse siculo la ricetta sarebbe assolutamente infattibile), il pepe nero e una spolverata di curcuma.

Girate, girate, girate e mangiate! Ma attenzione alla cipolla... io vi ho avvertiti :)



Con questa ricetta SALATA partecipo al contest Felici e Curiosi di Ravanello Curioso e Le delizie di Feli.




lunedì 24 dicembre 2012

Stonehenge di pomodori

(come ascolto di fondo per questo post si consiglia la Also Sprach Zarathustra di Richard Strauss, meglio conosciuta come la colonna sonora di 2001: Odissea nello Spazio)


Qualche sera fa un paio di inamovibili megaliti di pomodori sono arrivati sulla mia tavola. Altro che cerchi nel grano! Questo era veramente un evento da capire e analizzare. E ho voluto condividerlo con voi perché credo sia interesse di tutti avere prove o almeno indizi che ci aiutino a rispondere alla Domanda: "Da dove veniamo?".

Un attento e accurato test mi ha dato risposte qualitative e quantitative sulla fattezza di queste sculture.

  • 4 pomodori medi tondi
  • 1 avocado
  • 15 olive di gaeta snocciolate
  • 1 C di capperi sciacquati
  • 1/2 cipolla
  • 1 c di peperoncino in polvere
  • 1/2 limone
  • 1 filo di olio evo
  • qb di semi di papavero per guarnire
  • qb di semi di zucca per guarnire

Un secondo test mi ha consentito di fare ipotesi sul lavoro di composizione che una civiltà immensamente superiore alla nostra ha utilizzato per creare quest'opera spettacolare. Chiameremo questa civiltà Civiltà EpiNea.
Molto probabilmente gli EpiNei hanno svuotato i 4 pomodori rotondi con un attrezzo simile ad un cucchiaio dei nostri giorni, tagliando prima la parte alta con un coltello e degustando la parte tagliata (questo è iscritto con geroglifici ve lo garantisco, dalla foto non si vede), e poi scavando col coltello tutto l'interno riponendo gli scavi in un mixer tritatutto tipo un robot da cucina. Che evoluti questi EpiNei!! Hanno pure i robot da cucina! 

Insieme all'interno dei pomodori avranno messo nel mixer anche l'avocado privato della buccia e del super nocciolo, le olive snocciolate (chissà se gli EpiNei usano snocciolatori automatici o manuali, non oso fare ipotesi su questa scoperta) e tutto il resto tranne i semi di papavero e di zucca.

 
Al comando di un erudito EpiNeo il robot da cucina avrà sminuzzato e frullato tutti gli ingredienti ottenendo così una sostanza più o meno omogenea la cui somma degli ingredienti era molto di più della semplice somma degli ingredienti. Era il Tutto, il nettare di Vita!



Il Tutto è stato così utilizzato come ripieno per i pomodori, scavati della loro essenza primordiale ma ora arricchiti di un'anima verde e consapevole. E che più felici siano!

Riposti su un piatto e guarniti con grandinate di semi di zucca e papavero, Essi erano là, anzi no, ESSI SONO e basta.

In verità Vi dico: onorate questi Stonehenge di pomodori ogni qual volta ne avrete la voglia e il bisogno e accompagnateli come meglio credete. Fatevi guidare dal Cuore e gli EpiNei vi forniranno tutte le risposte.


Dimenticavo: sparateveli nel gargarozzzzzooooooooooo!!! :D


Con questa ricetta SALATA partecipo al contest Felici e Curiosi di Ravanello Curioso e Le delizie di Feli.


martedì 4 dicembre 2012

Polpette di cavolfiore crudo

Torno a scrivere di ricette e sRicette con queste polpette di cavolfiore crudo. Ultimamente questa Brassica oleracea botrytis la mangio molto spesso, oserei dire quasi tutti i giorni, principalmente cruda in insalata sminuzzata con carote, pomodori secchi sott'olio, insalata verde, limone o altre verdure.
Una ricetta particolarmente buona che si può fare con il cavolfiore crudo sminuzzato fine è il cous cous crudista, col quale ci si può sbizzarrire inventando nuove composizioni ogni giorno. Un'altra ricetta che vorrei provare è il cous cous di cavolfiore crudo con verdure cotte in padella tipo caponata. Trovo che l'abbinamento curdo e cotto nei cibi sia particolarmente sfizioso.

Ma bando alle ciance! Gli ingredienti per queste polpette sono:
  • cavolfiore (3-4 fiori di media grandezza)
  • noci dell'amazzonia (una decina)
  • mandorle (una ventina)
  • aglio (dipende da quanto piace)
  • pepe nero in polvere
  • peperoncino in polvere
  • curry

Con un mixer sminuzzare il cavolfiore fino a renderlo abbastanza fine (tipo cous cous appunto) e metterlo in una marmitta da insalata. Con un macinino da caffé macinare le noci e le mandorle e mettere il composto ottenuto nella marmitta insieme al cous cous di cavolfiore. Tritare uno o due spicchi d'aglio nella marmitta e mescolare il tutto.

A questo punto il composto è pronto (un altro giorno investirò un po' più di tempo e proverò a essiccarlo un po'). Per regolarne la pastosità tenere conto che:
  • il cavolfiore più è sminuzzato fine, e più lega
  • le noci sono grasse e non mi sembra che riescano a legare benissimo col cavolfiore
  • le mandorle sono più secche e la farina che ne risulta può aiutare a legare gli altri due ingredienti


Ora si può condire come meglio si crede il composto e farne delle polpette. Io ho usato del pepe nero in polvere per una polpetta, del peperoncino per un'altra e del curry per l'ultima. Ne è risultato questo splendido piatto da nouvelle cuisine da far impallidire chiunque abbia un minimo di fame, e che giustamente potrebbe esclamare "echemmenefacciodi3polpettine?!".
Ragazzi tranquilli, l'experimento è un experimento e come tale non voleva testare la quantità ma la qualità (nemmeno questa in realtà....).


Di fatto poi preso dalla fame serale il restante composto l'ho condito e mangiato così com'era nella ciotola perché non avrei potuto aspettare che il sottoscritto finisse di fare le polpette per il sottoscritto. A tutto c'è un limite!


Ma non finisce qui!
È assolutamente necessario che Qualcuno intervenga a mettere mani a questa ricetta e a farne qualcosa di molto più professionale. Mi vengono giusto in mente un paio di nomi, vediamo quali orecchie fischieranno ;)

Altre ricette a base di cavolfiore qui.

Ok ok... mi sono fatto convincere dalla Rava a partecipare ad un contest di cucina, quindi recito la formula:

Con questa ricetta SALATA partecipo al contest Felici e Curiosi di Ravanello Curioso e Le delizie di Feli.



venerdì 30 novembre 2012

Incidenza tumori tra coloro che non mangiano proteine animali

Una ricerca effettuata su persone Avventiste che seguono diversi stili alimentari conferma che meno proteine animali si mangiano più il rischio di cancro diminuisce.

Tutti i se e le puntualizzazioni su quanto questa ricerca possa essere considerata scientificamente rilevante la lascio all'articolo stesso, che mi sembra molto equilibrato nei modi e nelle conclusioni. Sottolineo solo il fatto che può essere considerata una ricerca di parte visto che è stata effettuata dalla Loma Linda University che è un'istituzione della Chiesa Avventista.

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(fonte: http://www.comedonchisciotte.org/site/modules.php?name=News&file=article&sid=11142)


DI CARLO MARTINI
ComeDonChisciotte

AGGIORNAMENTO: Oltre ad alcune modifiche minori, è stato aggiunto link alla versione integrale del testo, ed una nota sulla Loma Linda University rispetto all'accusa di "bias".

La pubblicazione che il movimento vegetariano e i suoi detrattori attendevano da decenni è finalmente arrivata: dati concreti, oggettivi e significativi sull'incidenza dei tumori tra i vegan.

L'articolo scientifico (qui la versione integrale) è stato curato da un team di ricercatori della Loma Linda University, e pubblicato su Cancer Epidemiology, Biomarkers & Prevention, rivista dell'American Association for Cancer Research, co-sponsorizzata dall'American Society of Preventive Oncology.

Tra i 69.120 Avventisti che vanno a comporre lo Adventist Health Study 2 (uno dei più grandi studi di popolazione di sempre), dopo aver distinto e comparato onnivori, latto-ovo-vegetariani, "pesco-vegetariani", "semi-vegetariani" e vegan, questi ultimi sono risultati l'unico gruppo tra questi con una ridotta incidenza complessiva di tumori, indipendentemente dal genere sessuale, ma in particolare per i tumori femminili (ginecologici e della mammella), anche dopo la miriade di aggiustamenti statistici prodotti sui dati (etnia, storia familiare di tumori, livello educativo, abitudini di fumo, consumo di alcool, età al menarca, gravidanze, allattamento, uso di contracettivi orali, terapia ormonale sostitutiva e menopausa).

Questi risultati sono di enorme rilevanza per la salute pubblica internazionale se consideriamo che gli Avventisti (indipendentemente dal modello alimentare seguito) sono già di per sè un gruppo sociale a basso rischio di tumori rispetto alla popolazione generale e che la pubblicazione arriva a solo 4 anni dall'inizio dello studio, quando per rilevare a fondo l'incidenza dei tumori sono spesso necessari anche decenni prima di avere campioni significativi.

La protezione per i tumori della dieta vegan va ad aggiungersi a quella per obesità, diabete mellito di tipo 2, iper-tensione, diverticolite e cataratta già emersa negli ultimi anni.

Manco a dirlo, come risulta da una ricerca su Google News, la vergognosa stampa italiana, ivi compresa quella della cosiddetta "divulgazione scientifica", non ha pubblicato una sola riga sulla questione, in modo da non rendere nemmeno necessaria la pronta smentita di Calabrese, Ghiselli e il sedicente Istituto Nazionale per la Ricerca sugli Alimenti e la Nutrizione, nella cui home-page campeggia attualmente un bello spot ai salumi italiani.

Oggigiorno, a questa "civiltà" urbana e alla sua violenza fagocitatrice verso umani, altri animali e gli ecosistemi stessi, ci si può ancora ribellare avendo l'unica forza delle proprie scelte quotidiane: la scienza epidemiologica ci indica una possibile via.

Carlo Martini
www.comedonchisciotte.org
28.11.2012

NOTA (29.11.2012):
È indubbiamente vero - come fatto notare da alcuni commentatori - che la Loma Linda University è un'istituzione della Chiesa Avventista, ma - come si può leggere nelle pagine della Seventh-day Adventist Dietetic Association - la congregazione NON supporta la dieta vegan, bensì quella latto-ovo-vegetariana.

Facciamo anche notare che i casi di tumore sono stati documentati dai registri oncologici dei singoli stati americani e che lo studio non è frutto della sola Loma Linda, visto che i finanziamenti vengono anche da alcune delle più importanti istituzioni al mondo per la ricerca in ambito biomedico-nutrizionale (National Institutes of Health, U.S. Department of Agriculture e - soprattutto - World Cancer Research Fund), che considerano questo studio come parte dei loro stessi progetti di ricerca. 

lunedì 26 novembre 2012

Alimenti cotti e pancreas



Nel 1940 il Dr. Howell si pose la seguente domanda: "Le malattie degenerative croniche sono imputabili ad una grave carenza enzimatica?". Per dare una risposta a tale quesito, egli trascorse il resto della propria esistenza a reperire e documentare materiale clinico in tutto il mondo, concludendo infine con un deciso "Sì!" Egli scrisse due libri sul lavoro di tutta la sua vita: Food Enzymes for Health (La salute con gli enzimi dagli alimenti), Longevity (Longevità) ed Enzyme Nutrition (Nutrizione enzimatica), le cui pagine contengono alcune delle più importanti rivelazioni su enzimi, nutrizione e fisiologia.

Il Dr. Howell notava che tutti i mammiferi dispongono di uno stomaco predigestivo, che definì "stomaco dell'enzima alimentare". Negli esseri umani esso corrisponde alla sezione superiore dello stomaco, il Fundus o porzione cardiaca, dove gli enzimi presenti negli alimenti crudi predigeriscono quanto è stato ingerito; gli enzimi secreti dalle ghiandole salivari e da altre ghiandole predigeriscono analogamente parte del cibo cotto consumato.

Ad ogni modo, quando si mangiano alimenti cotti, gli enzimi deputati a digerirli vengono prodotti da altri organi, processo che determina un costante drenaggio di enzimi dal Sistema Immunitario e da altri organi; quando tutto questo si verifica nell'arco di un'intera esistenza, gli organi deperiscono e vengono sopraffatti dalla "malattia".

Howell prendeva in esame l'ipertrofia degli organi, notando che qualsiasi organo o ghiandola produce una maggiore quantità di cellule, aumentando così di dimensioni, poiché gli stimoli a cui è sottoposto ne eccedono le capacità operative; in particolare egli scoprì che, in rapporto al peso corporeo, il pancreas umano era 2-3 volte più pesante e grande rispetto a quello degli altri mammiferi, attribuendo la causa di tale caratteristica al consumo di un'eccessiva quantità di alimenti cotti.

Quando gli enzimi adibiti alla digestione non sono presenti nello stomaco il cibo passa nel duodeno, porzione superiore dell'intestino tenue, nel quale gli enzimi secreti dal pancreas digeriscono il cibo stesso; questo è quanto viene comunemente insegnato nelle scuole di medicina.

E se invece il pancreas non fosse preposto ad essere il principale organo digestivo produttore di enzimi? E se il processo digestivo fosse destinato ad espletarsi nello stomaco, con alimenti ricchi di enzimi?

Il Dr. Howell citava studi indicanti che le cose stavano proprio in questi termini. Dal momento che il cibo non viene digerito nello stomaco, come predisposto da Madre Natura, il fardello viene scaricato sul pancreas, determinandone l'ipertrofia; se tale situazione si protrae per un periodo prolungato può provocare pancreatite ed altre affezioni più gravi.

Nel contesto delle funzioni del sistema immunitario, le proteine sono l'elemento nutritivo più essenziale; da esse dipendono i globuli bianchi, i complementi cellulari e molti altri aspetti di tale sistema. Gli enzimi stessi sono composti da proteine e minerali; inoltre il Dr. Howell ci rammenta di questa "energia vitale" insita in essi.

Queste microscopiche entità da cui dipendiamo hanno un qualcosa di natura quasi misteriosa. Vari globuli bianchi utilizzano gli enzimi per digerire, letteralmente, quello in cui si imbattono all'inteno del nostro organismo; questi processi sono noti come pinocitosi e fagocitosi.

Dopo aver fagocitato un allergene o agente patogeno nocivo, i globuli bianchi secernono enzimi che lo distruggono e lo digeriscono; se la maggior parte degli enzimi del sistema immunitario vengono dirottati a digerire il cibo, com'è possibile preservare integre le funzioni del sistema immunitario?

La medicina attuale constata le carenze enzimatiche, ma non riesce a metterle in relazione con la malattia effettiva. Al giorno d'oggi i medici, guidati dalla preparazione professionale impartita loro in Scuole pregiudizialmente orientate verso farmaci, chirurgia, radiazioni e le recentissime biotecnologie e nano-tecnologie, sono lontanissimi dal comprendere il reale processo in base al quale l'organismo può conseguire uno stato di squilibrio.


martedì 20 novembre 2012

La grande fuga dagli psicofarmaci

di Lorenzo Acerra

Smettere gli psicofarmaci? Benvenuti all'inferno!

Nelle persone con disabilitanti emicranie cui sono stati prescritti i triptani è stato documentato il fenomeno farmaco-indotto dell'aumento in frequenza degli attacchi. La presenza di triptani nel cervello da una parte seda le emicranie se si raggiunge una concentrazione critica durante l'attacco, e dall'altra produce cambi di attività di certe sostanze nel cervello che predispongono i recettori a crisi sempre più frequenti e gravi (Tepper, Cleveland Clinic Journal of Medicine April 2010). È stato dimostrato che i triptani creano una dipendenza chimica del cervello per cui smettere di usarli diventa proibitivo.

Questo effetto è stato notato anche per i noti anti-depressivi e ansiolitici "inibitori di SSRI" (Zoloft, Paxil,etc.). Lo scopo della loro somministrazione è di bloccare il recettore della serotonina, ma clinicamente si è notato che le dosi iniziali iniziano a non funzionare più per cui devono essere portate nel tempo sempre più in alto per poter continuare ad avere effetti. Ebbene, quando si è iniziata la loro somministrazione anche per condizioni fisiche diverse dai disturbi dell'umore (per es. incontinenza, mal di testa, etc.) si è visto che essi causavano depressione e ansia. Anche qui dunque, i farmaci prescritti dai neurologi sono in grado di produrre gli stessi effetti per cui vengono invocati come cura. Anche qui causano crisi di astinenza nel momento della dismissione. Chi ha preso psicofarmaci non può smettere, incalzato dall'inferno della sindrome da dismissione. A denunciarlo non è il naturopata di turno, ma addirittura un'ampia banca dati di pubblicazioni su riviste scientifiche (http://socialaudit.org.uk/425ssritable.htm#Agelink). Qui ci sono alcune storie cliniche online tra quelle pubblicate (http://users.rcn.com/robertwol7/Antidep%20WD%20Rxns%20AFP%208-97.pdf ).

I farmaci psichiatrici, come le droghe pesanti, danno dipendenza chimica. Smettere significa andare incontro ad una crisi d'astinenza con sintomi fisici e anche mentali che sono 10 volte più intensi di qualsiasi disturbo sperimentato dai pazienti prima dell'assunzione dello psicofarmaco.

Gli psicofarmaci gradualmente nel tempo alterano la chimica del cervello, lasciandotelo scoprire quando vuoi smettere. Anni fa negli Stati Uniti, quando ancora gli psichiatri facevano la valutazione che la colpa della sindrome dismissiva era tua, che eri matto, che dovevi rimanere a vita con gli psicofarmaci, se non addirittura raddoppiare la dose, è nato un gruppo di supporto basato su internet, www.paxilprogress.org, per quelle persone che avevano bisogno di aggirare meglio la sindrome da interruzione chimica degli psicofarmaci.
Vediamo questo drammatico scambio di punti di vista tra Viola e Pietro Bisanti sul sito web di quest'ultimo (http://pietrobisanti.blogspot.de/2011/10/quando-il-malato-e-convinto-di-stare.html:

>>> Svegliati Pietro! Sono vegan da 20 anni. So perfettamente cosa significa avere un corpo sanissimo con l'alimentazione! Ma quando un anno fa ho provato a scalare i farmaci sono piombata in una depressione che nemmeno immagini, spero che tu sappia cosa significa, almeno. Io alla mia chimica non rinuncio, mi ha salvato la vita. Capisco quelli che non ne hanno bisogno ma io ho una MALATTIA ben documentata e studiata. Lascia perdere i tossicodipendenti per favore. Tu credi di aiutare così ma in realtà metti in crisi le persone malate. Fidati! Viola

>>> Cara Viola, purtroppo quella che vive nel torpore, e di tipo chimico, sei proprio tu. La tua testimonianza purtroppo è pericolosa, perché rafforzi l'idea che la dismissione da psicofarmaco riveli una condizione psichiatrica alterata della persona che la subisce, mentre invece rivela nient'altro che la devastazione chimica del cervello ad opera dei farmaci e quindi una crisi di astinenza da dismissione. Se tu dici che hai provato a scalare qualche anno fa significa che sono ANNI che assumi psicofarmaci. Ma non ti dovevano curare? Quanto dura una cura, tutta la vita? E allora che cura è? 

CHI HA RAGIONE? Pietro o Viola? Secondo me ho ragione io. Nessuno nega l'influenza degli eventi della vita e magari l'interpretazione negativa o sbagliata che noi possiamo darvi. Ma ci sono anche cause fisiche dei disturbi dell'umore. Uno psicologo del Veneto che mi ha conosciuto grazie al libro Denti tossici, oltre a guarire lui stesso da depressione e mal di testa, sta sperimentando queste cose da dieci anni con i suoi pazienti. Ci sono pazienti con carenze di magnesio, celiaci non diagnosticati, persone con denti del giudizio impattati che diventano un centro d'irritazione cronico per il sistema nervoso, infezioni dentali prevalentemente di vecchi denti devitalizzati (asintomatici), persone con disturbi dell'umore causati dall'alimentazione, dallo zucchero bianco e dall'amalgama dentale.
Se il contestatore della medicalizzazione non ne sa niente, è lui forse l'ultima persona che può dire di avere ragione.

Procuste, figlio di Nettuno invitava stanchi viaggiatori a soggiornare nel suo locale di ristoro, però rompendo le loro ossa in modo che potessero avere una lunghezza e una larghezza adeguata ai letti che lui aveva a disposizione.
Ebbene qui è Procuste sia colui che vuole guarire i disturbi dell'umore con sostanze chimiche artificiali che portano profitti all'industria farmaceutica e sia chi vuole dimostrare che guarire la persona significa semplicemente toglierle le pillole.

Le idee non mancano per pianificare la grande fuga dagli psicofarmaci. Prima di avviarsi sul percorso dove senz'altro dobbiamo aggirare la crisi, bisognerà far crescere il Progresso Informativo Lordo personale, informandosi sui possibili problemi metabolici e probabili fonti di tossicità:
  1. utilità del magnesio: Magnesio di Lorenzo Acerra
  2. utilità della vitamina C: Additivi alimentari di ARPC e Alberto Mondini
  3. tossicità dei focus dentali: Malattie inspiegabili legate ai denti del giudizio? di Lorenzo Acerra
  4. tossicità del mercurio dentale: Letteratura medica: AMALGAMA e DISTURBI DELL'UMORE di Lorenzo Acerra
  5. il mal di glutine: Il mal di glutine di Lorenzo Acerra

Il supporto peer-to-peer di www.paxilprogress.org significa che non addetti ai lavori, che hanno imparato sulla propria pelle le mille sfaccettature della crisi chimica collegata alla riduzione di dose di questi farmaci, si relazionano con aspiranti addio-farmaci neofiti. In Italia un equivalente potrebbe essere il sito http://www.aerrepici.org/forum/ dove trovi pazienti super-informati che ti parlano della medicina ortomolecolare e un'alimentazione quanto più possibile crudista che nel loro caso ha funzionato. Su paxilprogress.org ho trovato consigli simili:
  • 2 grammi di vitamina C mi risolvevano il problema di svegliarmi con scariche elettriche nel corpo (uno degli effetti della sindrome di discontinuazione;
  • l'unica cosa che mi ha aiutato era mangiare quanto più possibile "pulito", frutta e verdura crude;
  • il cloruro di magnesio è un grosso supporto naturale per il sistema nervoso;
  • l'avvelenamento da mercurio dentale ha contribuito grandemente ai disagi per cui sono stata medicalizzata.

E naturalmente sul sito paxilprogress.org (solo in inglese) verrete seguiti sulla modalità più efficace della discontinuazione. Scrive Darcy Baxton: "L'interruzione chimica di questi farmaci è una cosa inimmaginabile, se non la vedete di persona non sapete di cosa si tratta. I sintomi lasciati dall'uso del Paxil durarono un anno, prima di poter dire di essere tornato ad essere sè stesso e non avere più disturbi del sonno di ogni tipo. Capita a molti pazienti di avere una crisi di astinenza così lunga. Per evitare i crash abbiamo visto che la discontinuazione con step del 10% ogni 3 o 4 settimane va molto molto meglio. Ci si mette un'eternità per tirarsi fuori, ma i successi sono praticamente universali."

Io qui vorrei sottolineare quattro esperienze, quattro persone che in questo percorso ad ostacoli si sono distinte.

1) http://de.scribd.com/doc/114018713/Dismissione-Da-Psicofarmaci-Marcello-Gambetti
Storico promotore delle comunità on-line di 'bipolari' ha fondato nel 2006 la prima lista di discussione Italiana su Yahoo-groups che ha ospitato negli anni circa 500 pazienti. Nel 2008 ha creato ed è amministratore del sito bipolari.it. Segue altresì le esperienze di altrettanti pazienti sparsi nei vari gruppi tematici. Nei 6 anni di attività 'on line' ha seguito circa 3000 casi di bipolarismo e depressione in italia, Usa, Regno Unito e Germania.
Oggi ha compreso che il suo contributo potrebbe essere di valido aiuto per quanti continuano a soffrire, nonostante le cure sia di tipo tradizionale che olistico.

2) http://de.scribd.com/doc/114019716/Disturbi-Caratteriali-Causati-Dai-Denti

3) http://www.nopazzia.it/DocItaliani/ritorno_alla_vita-annafiori.html 
Ritorno alla vita esperienza personale di dismissione farmaci, di Anna Fiori.

4) www.viveresenzapsicofarmaci.it
Trattasi di una struttura pubblica di Roma, in cui la dottoressa Vincenza Palmieri ha organizzato un programma per smettere gli psicofarmaci seguiti dal Servizio Sanitario Nazionale.

In questo video ci sono esperienze e testimonianze americane (sottotitoli in italiano):


fonte: youtube.com/user/mercuriocarretta


Segnalo anche il video di seguito dell'Istituto Nazionale di Pedagogia Familiare e il sito viveresenzapsicofarmaci.it di cui riporto un paio di pensieri:
Riteniamo che la “pillola della felicità” sia un grosso imbroglio ai danni della Libertà e del Rispetto degli Esseri Umani. E soprattutto sia parte di un grande business internazionale. Da qualche parte, qualcuno, e non nascostamente, sta individuando, nei bambini, un nuovo target per allargare il proprio mercato farmacologico. (leggi tutto in home page di viveresenzapsicofarmaci.it)
Il programma è consigliato a chi DESIDERA ESSERE AIUTATO a SMETTERE ma anche a chi si può trovare in una di queste condizioni sottoelencate e pensa di aver bisogno di un trattamento con psicofarmaci per risolvere tale situazione.
Ricorda che assumere  farmaci psicotropi significa soffocare, reprimere, annullare ogni capacità esistente ed ogni energia attivabile per potercela fare, davvero. (approfondisci qui)


fonte: youtube.com/user/IstNazPedFam

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