(fonte:
http://sulatestagiannilannes.blogspot.it/2013/01/haarp-un-crimine-mondiale-usa.html)
Estratto di una Relazione del Parlamento Europeo (14 gennaio 1999)
HAARP - Un sistema di armamenti con effetti devastanti sul clima
Il 5 febbraio 1998 la sottocommissione "Sicurezza e
disarmo" del Parlamento europeo tenne un'audizione in cui si parlò anche
di HAARP. Benché invitati, i rappresentanti della NATO e degli USA
preferirono non partecipare.
La commissione deplora che gli USA non
abbiano inviato nessuno all'audizione e non abbiano approfittato
dell'occasione per commentare il materiale presentato (22).
HAARP, il programma di ricerca sulle radiazioni ad
alta frequenza (High Frequency Active Auroral Research Project) è
condotto congiuntamente dall'aeronautica militare e dalla marina
militare americane e dall'Istituto di geofisica dell'Università
dell'Alaska di Fairbanks. Progetti analoghi vengono condotti addirittura
in Norvegia, probabilmente in Antartide, ma anche nell'ex Unione
Sovietica (23).
HAARP è un progetto di ricerca in cui, attraverso impianti basati a
terra e una serie di antenne, ciascuna alimentata da un proprio
trasmettitore, si riscaldano con potenti onde radio parti della
ionosfera (24). L'energia così generata riscalda talune parti della ionosfera provocando buchi e lenti artificiali.
Lo HAARP può essere impiegato per molti scopi.
Manipolando le proprietà elettriche dell'atmosfera si diventa in grado
di porre sotto controllo forze immani. Facendovi ricorso quale arma
militare, le conseguenze potrebbero essere devastanti per il nemico.
Attraverso HAARP è possibile convogliare in una zona prestabilita
energia milioni di volte più intensa di quella che sarebbe possibile
inviare con qualsiasi altro trasmettitore tradizionale. L'energia può
anche essere indirizzata verso un obiettivo mobile, per cui si potrebbe
applicare anche contro i missili del nemico.
Il progetto consente anche di migliorare le
comunicazioni con i sommergibili e di manipolare la situazione
meteorologica globale. Ma è possibile anche il contrario, cioè
disturbare le comunicazioni. Manipolando la ionosfera è possibile
ostacolare le comunicazioni globali facendo però arrivare a destinazione
le proprie. Un'altra applicazione del sistema è quella di scandagliare a
raggi X la terra per vari chilometri di profondità (con un'apposita
tomografia a effetto penetrante) per esplorare campi di petrolio e di
gas, ma anche attrezzature militari sotterranee. Radar in grado di
vedere oltre l'orizzonte e di definire gli oggetti a grande distanza
sono un'altra delle applicazioni del sistema HAARP. Ciò consente di
individuare gli oggetti in arrivo da dietro la curvatura del pianeta.
A partire dagli anni '50 gli Stati Uniti hanno effettuato esplosioni di materiale nucleare nelle fasce di Van Allen (25)
per sondare gli effetti delle esplosioni atomiche ad un'altezza così
elevata sulle trasmissioni radio e le operazioni radar in virtù
dell'intenso impulso elettromagnetico scatenato dalle deflagrazioni.
Esse crearono nuove fasce di radiazione magnetica comprendenti quasi
tutta la terra. Gli elettroni correvano lungo linee di campo magnetiche
creando un'aurora boreale artificiale sopra il Polo Nord. Con questi
test militari si rischia seriamente di danneggiare per molto tempo la
fascia di Van Allen. Il campo magnetico terrestre può essere distrutto
in vaste aree impedendo le comunicazioni via radio. Secondo scienziati
americani ci vorranno probabilmente molte centinaia di anni prima che la
fascia di Van Allen si stabilizzi nella sua posizione normale.
Il
sistema HAARP può provocare mutamenti delle costanti meteorologiche.
Esso può anche influenzare tutto l'ecosistema, soprattutto nella
sensibile area antartica.
Un'ulteriore seria conseguenza del sistema HAARP sono
i buchi ionosferici causati dalle potenti onde radio inviate. La
ionosfera ci protegge dalle radiazioni provenienti dal cosmo. Si spera
che i buchi giungano a riempirsi nuovamente, ma le esperienze compiute
con i mutamenti dello strato di ozono puntano in direzione contraria.
Ciò significa che esistono buchi non indifferenti nella fascia
protettiva della ionosfera.
A causa delle sue notevoli ripercussioni
sull'ambiente, HAARP è una questione che riguarda tutto il mondo e
bisogna anche chiedersi se i vantaggi di sistemi del genere
controbilancino effettivamente i rischi. Le conseguenze ecologiche ed
etiche vanno analizzate approfonditamente prima di qualsiasi altra
ricerca e sperimentazione. HAARP è un progetto quasi totalmente
sconosciuto all'opinione pubblica, ed è importante aumentare la
consapevolezza di quest'ultima in proposito.
HAARP è il proseguimento di cinquant'anni di ricerca
spaziale intensiva di chiaro stampo militare, portata avanti anche nel
quadro delle "guerre stellari" per il controllo delle fasce più alte
dell'atmosfera e delle comunicazioni. Tale ricerca va considerata
seriamente nociva per l'ambiente, con conseguenze incalcolabili per la
vita umana. Nessuno è oggi in grado di dire con sicurezza quali possono
essere le conseguenze di HAARP. La cultura della segretezza nell'ambito
della ricerca militare dev'essere combattuta. E' necessario promuovere
il diritto alla trasparenza e alla verifica democratica dei progetti di
ricerca militari, come pure il controllo parlamentare.
Tutta una serie di atti normativi internazionali ("Convenzione sul divieto dell'utilizzo a scopi militari o ad altri scopi ostili delle tecniche di
modificazione dell'ambiente", "The Antarctic Treaty", "Trattato recante
principî per il comportamento degli Stati nell'esplorazione dello spazio
esterno, compresi la luna e gli altri corpi celesti" e la Convenzione
dell'ONU sulle leggi del mare) fanno risultare HAARP assai dubbio non
soltanto dal punto di vista umano e politico, ma anche da quello
giuridico. Il trattato sull'Antartide prevede che l'Antartide possa
essere utilizzata unicamente a scopi pacifici
(26).
Ciò potrebbe anche significare che HAARP rappresenta una violazione del
diritto internazionale. Tutte le conseguenze dei nuovi sistemi di
armamenti devono essere valutate da organismi internazionali
indipendenti. Vanno inoltre elaborati altri accordi internazionali tesi a
proteggere l'ambiente da inutili devastazioni in caso di guerra.
Impatto ambientale delle attività militari
Non sono soltanto i sistemi di armamenti, ma anche in
generale tutte le attività militari ad avere una qualche forma di
impatto ambientale, anche le esercitazioni realizzate in tempo di pace.
Tuttavia, nel discutere del degrado ambientale, il ruolo delle forze
armate in generale non è mai stato toccato, essendo stato criticato
soltanto l'impatto ambientale della società civile. Vi sono almeno due
spiegazioni per questo
(27).
Le attività militari sono più complicate da discutere a causa della
loro segretezza ed è difficile controbattere con motivazioni ambientali
l'interesse supremo di una nazione che è la sua sicurezza e la sua
difesa. Oggidì tuttavia, visto il carattere di grave minaccia alla
sicurezza delle catastrofi ambientali e naturali, queste argomentazioni
risultano più dubbie.
In tempo di pace le forze armate si addestrano ad
esercitare compiti tipici dei periodi di guerra in condizioni quanto più
realistiche possibile. Le esercitazioni vengono pertanto realizzate in
condizioni analoghe a quelle di una guerra, ciò che comporta grandi
sollecitazioni sull'ambiente, come dimostrano ad esempio il ritiro delle
truppe sovietiche e l'abbandono delle basi militari nell'Europa
centrale e dell'Est che hanno lasciato notevoli tracce sull'ambiente
locale. Le esercitazioni militari comportano notevoli danni al paesaggio
e alla fauna. Le esercitazioni di truppe espongono notevoli superfici
di terreno a un degrado ambientale non indifferente. I campi di tiro
dell'artiglieria e i siti di lancio dei missili tattici tendono a
occupare vastissime superfici a scopi militari. Anche la produzione di
materiale bellico e l'industria dei prodotti militari causano notevoli
problemi ambientali.
Le forze armate sono responsabili dell'emissione di
svariati gas che hanno un'influenza sul clima, innanzitutto biossido di
carbonio, ma anche della combustione di combustibili fossili e
dell'emissione di freon, responsabile dell'assottigliamento dello strato
di ozono
(28).
L'utilizzo di combustibili per l'aeronautica rappresenta una notevole
fonte di emissioni di sostanze acidificanti, come ossidi di azoto e
ossido di zolfo.
Le forze armate sono responsabili di gran parte dei
consumi totali dei combustibili per l'aeronautica e sono responsabili di
grandissima parte delle emissioni complessive degli aerei (29).
Un impatto particolarmente nocivo sull'ambiente è quello degli
aeroplani d'alta quota e dei missili, tanto sotto forma di inquinamento
acustico che di emissioni gassose. Tutti i missili alimentati a
combustibile solido emettono enormi quantità di acido cloridrico e ogni
volo di una navicella spaziale rilascia circa 75 tonnellate di cloro
altamente nocivo per l'ozono. Ma anche l'inquinamento acustico provocato
dalle esercitazioni militari con l'impiego di munizioni di grosso
calibro può provocare disturbi all'ambiente.
Con le esercitazioni di tiro la natura viene
inquinata dall'emissione di metalli. Molto spesso viene impiegato un
gran numero di munizioni di piccolo calibro contenenti piombo, per cui
notevoli quantitativi di questo metallo vengono dispersi nella natura.
Non si dispone purtroppo di informazioni complessive circa il consumo
dei metalli.
Le conseguenze del disarmo sotto forma di problemi
ambientali sono state messe in risalto soltanto di recente. Ogni anno
vengono distrutti grossi quantitativi di sostanze esplosive, la maggior
parte dei quali per via industriale. Certe munizioni non possono per
vari motivi essere distrutte in questo modo ma devono essere fatte
esplodere. Questo smantellamento è certamente necessario e positivo, ma
il processo andrebbe portato avanti in modo compatibile con l'ambiente.
Occorre mettere a punto una tecnologia valida e compatibile con
l'ambiente per la distruzione degli armamenti.
Svariati paesi hanno già iniziato a sfruttare le
possibilità di utilizzare le risorse militari per ripristinare
l'ambiente distrutto dalle forze armate. Come qualsiasi settore della
società, anche il settore militare deve assumersi una propria precisa
responsabilità nei confronti dell'ambiente. Le questioni ambientali
devono, come per gli altri settori della società, formare parte
integrante delle attività delle forze armate ed essere contemplate nel
processo decisionale e finanziario. Nel maggio del 1993 l'organismo
ambientale delle Nazioni Unite UNEP (Programma ambientale delle Nazioni
Unite) decise di esortare i governi nazionali a definire norme nazionali
per il settore militare ("Application of Environmental Norms to
Military Establishments"). Un paese come la Finlandia ha messo a punto
un "Libro verde" per disciplinare l'impatto ambientale delle attività
delle forze armate. Anche la Svezia ha operato in tal senso
(30). Nel giugno del 1996 la Svezia ha altresì elaborato, insieme agli USA, delle direttive ambientali per le attività militari
(31).
Le forze armate dovrebbero definire obiettivi ambientali e proposte di
misure in modo da contribuire a un minore impatto sull'ambiente in
conformità dell'Agenda 21 e della "Dichiarazione di Rio"
(32).
Esse dovrebbero altresì elaborare relazioni in cui si specificano i
fattori che al loro interno hanno un'influenza sull'ambiente.
Anteriormente all'avvio di nuovi progetti e negli appalti pubblici per
l'acquisto di materiali per uso civile e militare, occorre realizzare
valutazioni dell'impatto ambientale.
Ciascun governo dovrebbe repertoriare il proprio
fabbisogno ambientale e definire le risorse militari disponibili per
finalità ambientali, elaborare piani ambientali nazionali e riferire le
proprie esperienze ad un apposito organismo in seno all'Unione europea e
alle Nazioni Unite.
Tutto il personale militare e anche i soldati di leva
dovrebbero ricevere una formazione di base in materia di scienze
ambientali. Si ritiene che le forze armate americane abbiano compiuto
notevoli progressi in materia ambientale, soprattutto per quanto
riguarda i materiali, ma anche sul piano della formazione. L'Unione
europea dovrebbe cooperare in più ampia misura e procedere a uno scambio
di informazioni in materia con gli Stati Uniti".
http://www.europarl.europa.eu/sides/getDoc.do?pubRef=-//EP//TEXT+REPORT+A4-1999-0005+0+DOC+XML+V0//EN