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domenica 18 giugno 2017

Vaccini: quello che nessuno vuole o può dire


Articolo del 26 giugno 2010 di Aldo Ferrara Massari, docente di medicina all'Università di Siena.

Alcuni lettori chiedono se sia opportuna una politica delle vaccinazioni. Io rispondo: dipende quali ed in qual modo si fanno. Con l’acqua ed i vaccini, abbiamo eradicato nel Terzo Mondo gran parte delle malattie infettive che hanno seminato morti infantili. Vero! Ma se le condizioni locali obbligano alle vaccinazioni di massa, in Italia questo problema non c’è. Piuttosto bisogna verificare se alcune vaccinazioni d’obbligo, quelle per il morbillo e la rosolia, non siano più portatrici di rischio rispetto le loro stesse malattie che noi tutti, della generazioni post-bellica, abbiamo superato perfettamente. Io ho contratto il morbillo a 7 anni, la parotite a 9 eppure ho avuto tre figli, ho dribblato le malattie infantili senza vaccini e sono qui che scrivo. Purtroppo, dirà qualcuno!
Il vero problema è che: a) le indicazioni al vaccino non le dà il Medico Curante ma il TG con i bombardamenti mediatici di massa. L’altro problema (b) è che il medico curante trascura, quando chiamato, se chiamato e soprattutto se ci va, di chiedere al paziente, alla mamma del piccolo vaccinando o a chi deve eseguire il vaccino, se ha avuto pregresse patologie virali nei 25 giorni antecedenti, se ha avuto febbre di qualsivoglia natura (dall’influenza al granuloma dentario) o se ha preso farmaci immunosoppressori come il cortisone.
Il terzo problema (c) è l’autocura: si va dal farmacista e si chiede il vaccino e quello te lo dà senza prescrizione. Io chiesi all’ex Ministro Sirchia di diramare una Circolare Ministeriale (diramata devo dire) per obbligare il farmacista al rispetto delle ricetta. Il quarto problema (d) è che le pressioni dell’Industria sono così invadenti e virulente ( è il caso) da imporre agli Organi Ministeriali campagne devastanti come quelle della Febbre Suina. Conclusione di questa: abbiamo speso 200 milioni in comunicazione pubblicitaria (web, Tv, Radio e cartacea) del tutto inutile e 400 milioni per 24.000.000 di dosi vaccinali di cui sono state utilizzate solo 700.000 unità. E le restanti 23.700.000? Tutta Roba da Terzo Mondo dove sarà indirizzata. Ottimo, aiutiamo l’Africa ma almeno ditecelo!

LE SINDROMI DA SQUILIBRIO IMMUNITARIO POST VACCINALE

La trattazione sullo squilibrio immunitario da Vaccino è specifica e tediosa e ve la risparmio, però si sappia che il vaccino è un farmaco è non indenne da effetti indesiderati. Le interferenze che ogni vaccinazione determina al livello immunitario obbliga ad una condotta sanitaria di analisi clinica anziché di inclusione ubiquitaria. Ciò vuol dire che per ogni vaccinazione è d’obbligo la valutazione clinica del soggetto, caso per caso e non la indiscriminata distribuzione longitudinale del prodotto vaccinico, qual’esso sia.
Il sistema immunitario ha due funzioni separate e in equilibrio tra di loro, T1 e T2. Con T1 è indicata l’immunità cellulare, primaria difesa contro funghi, virus e protozoi; con T2 è indicata l’immunità sierologica (IgE, IgM, IgG), che produce anticorpi specifici. T1 è il processo di eliminazione diretti degli agenti aggressori.T2 rappresenta l’immunità funzionale ed il riconoscimento immunologico. Alla base di ogni problema immunologico c’è uno squilibrio tra le funzioni T1 e T2.
Un vaccino diminuisce l’immunità mediata da linfociti (T1) del 50%, due vaccini insieme del 70%. Ormai sono una norma 3 vaccini nella stessa iniezione, il tutto ripetuto in tre dosi successive a distanza di qualche mese. I vaccini riducono il numero di globuli bianchi, la vitalità dei linfociti, la segmentazione dei neutrofili. Il livello di produzione delle IgE è sotto lo stretto controllo dei linfociti T2. Lo squilibrio verso T2 è un fattore predisponente alle allergie (raffreddori, asma, rash cutanei, etc..). Nella vita odierna il condizionamento ambientale massivo dà luogo all’incremento esponenziale delle forme allergiche tra cui rinite allergica, asma bronchiale allergico, dermatite atopica, che rappresentano il risultato di una risposta T2 nei confronti di antigeni ambientali innocui (allergeni).
  1. I vaccini contengono sostanze chimiche (formaldeide) e metalli tossici (mercurio e alluminio) che hanno un forte effetto di depressione immunitaria (T1, ridotto numero di macrofagi). Il mercurio è il più allergizzante dei metalli insieme al nichel (T2, iperattività IgE, IgM).
  2. I vaccini contengono tessuti e materiale DNA/RNA di altri animali, che hanno l’effetto di deprimere il sistema immunitario attraverso un meccanismo di rigetto dell’organismo di cellule estranee.
  3. I vaccini alterano il rapporto di linfociti T helper/ linfociti soppressori. Tale parametro è un indicatore chiave del grado di funzionalità del sistema immunitario.
  4. I vaccini alterano l’attività metabolica di polimorfonucleari (NPM),utili nella difesa dell’organismo contro batteri e virus e riducono la loro capacità fagocitante.
  5. I vaccini sopprimono la nostra immunità non solo sovraccaricando l’organismo con mercurio ed altro materiale estraneo, ma anche introducendo virus attenuati e patogeni. Mentre le tossine nei vaccini rallentano il sistema immunitario, i virus si instaurano e mutano predisponendosi ad un nuovo stato infettivo.
  6. I vaccini impoveriscono il nostro organismo di elementi essenziali per la vitalità immunitaria, quali vitamina C, A e zinco, attivatori e modulatori di globuli bianchi e macrofagi per funzionare in maniera ideale.
Alterare questi fattori avrà conseguenze anche sulla immunità. Di qui una possibile spiegazione all’incremento fino a 50 mila unità di soggetti colpiti da sclerosi multipla. Una forte polarizzazione verso T2 è caratteristica di patologie autoimmuni e sclerosi sistemiche e produzione di auto-anticorpi. Elevati livelli di anticorpi alle proteine di base della mielina cerebrale sono riscontrati in oltre il 95% dei bambini autistici (Singh et al., 2003).
T1 (linfociti T helper di tipo 1) produce una serie di modulatori immunitari molto importanti: interferone gamma, interleukina (IL)-2 e TNF, tumor necrosis factor. Uno studio pubblicato dal Journal of Infectious Diseases ha documentato una diminuzione di interferone causata dal vaccino del morbillo, declino che persiste per un anno dopo la vaccinazione. L’interferone è una sostanza prodotta da T1 che rende l’organismo resistente alle infezioni. Il risultato finale è che i vaccini portano ad una maggiore vulnerabilità alle infezioni. Ed in effetti fu osservato (American Journal of Public Health Investigators,1990) che, su un campione di 3437 casi di polio nello stato di New York, le vittime avevano probabilità doppia di comparsa del polio, dopo vaccino DTP (difterite tetano pertosse) nei due mesi precedenti, la rispetto ai bambini di controllo.
Più recentemente, in un’epidemia di polio nello stato di Oman, è stato dimostrato che le vaccinazioni DPT avevano causato la comparsa di polio paralitico. Quanto sopra indicato segnala che esistono numerosi elementi scientifici per dimostrare l’assunto in base al quale, contrariamente a quanto ipotizzato in passato, i vaccini non rafforzano o sostengono il sistema immunitario nel suo complesso. Anzi predispongono ad infezioni ed allergie, rispettivamente perché deprimono T1 e spostano l’equilibrio verso T2.

LE CONTAMINAZIONI

Polio: uno dei problemi relativi a questo vaccino deriva dalla sua contaminazione con un numero ancora sconosciuto di virus animali. Il vaccino contiene centinaia di migliaia di virus che possono produrre polio, meningite, encefalite, epilessia. Accreditate ricerche ha mostrato che l’iniezione di un virus da una specie di scimmia all’altra ha provocato lo sviluppo di tumori maligni. La cancerogenicità di alcuni di questi virus è stata dimostrata da Sweet (1960), Fraumemeni (1963), Gerber (19621), Rowe (1962). Innes scoprì nel 1968 che la mortalità per leucemia negli USA dal 1955 al 1959 era cresciuta del 10% circa tra i 5 e i 14 anni, proprio negli anni del Salk. Secondo l’O.M.S., tra il 1970 e il 1974 in otto paesi europei ci sono stati 360 casi di polio di cui 205 associati alla vaccinazione. Secondo il Medical Letter (1988), negli ultimi decenni negli USA si sono verificati fino a 5-10 casi dall’anno di polio paralitica come conseguenza del vaccino Sabin, praticamente quasi il 100% dei casi di polio paralizzante. Secondo Mendelshon, nel 1977, su 18 casi di polio negli USA, 13 erano derivati dalla vaccinazione. In Israele nell’88 ci sono stati 15 casi di polio (Slater,1988) di cui 9 vaccinati con almeno tre dosi di Sabin, due con due dosi, ed uno con una. Si ritiene che l’87% dei casi di polio dal 1970 negli USA derivano dall’uso del vaccino antipolio.

Morbillo: nel giugno 1984 la rivista medica “USA MMWR” ha riportato un’epidemia di morbillo tra studenti dell’Illinois e del New Mexico vaccinati da poco al 98%. Gustafson (1987) descrive un’epidemia in una scuola secondaria con un indice di vaccinazione al 99% con virus attenuato. Secondo la FDA nel 1988, l’80% dei casi di morbillo erano di persone precedentemente vaccinate al morbillo.

Parotite: secondo West (1966), la mancanza della malattia in età infantile corrisponde ad una maggior probabilità di cancro alle ovaie e in generale di tutti i cancri (Ronnie, 1985). Efficacia: dal 1986 sta aumentando l’incidenza di parotite, caratterizzata da una particolare presenza tra gli studenti delle scuole medie e superiori.

Rosolia: efficacia: Secondo Cherry (1980), l’utilizzo di centinaia di milioni di dosi negli USA non ha sortito alcun effetto nei confronti delle continue ondate periodiche della malattia, anzi è stata notata la reinfezione da parotite nei vaccinati. Kloch e Rachelefsky (1973) hanno descritto un’epidemia di oltre mille casi a Casper (USA) nel 1971 che si presentò nove mesi dopo la campagna vaccinale e coinvolse per lo più vaccinati, pari all’83% nelle elementari ed il 52% negli asili. Hartman afferma che la rosolia produce malattia visibile solo nel 2-5% di non vaccinati contro un 50-100% dei vaccinati, cosa che dovrebbe far riflettere in generale sull’efficacia dei vaccini.

Pertosse: nel 1975 il Giappone decise di posticipare questa vaccinazione (particolarmente pericolosa) dal secondo mese di vita al secondo anno di vita e nel 1981 fu abolita del tutto. A partire dal 1975 la mortalità nei primi mesi di vita scomparve in Giappone, ma aumentò l’incidenza di meningite al secondo anno di età. Levine (1966) e Savinski (1973) hanno documentato che alti dosaggi di tale vaccino preludono alla comparsa di encefalomielite nell’animale. Smith (1988) ha dimostrato l’esistenza della meningite da vaccino, con incrementi pari al 400% al terzo mese di età. In tutti i Paesi in cui sono partiti massicci programmi di vaccinazioni si sono verificati aumenti esponenziali di casi di paralisi cerebrali.

Antinfluenzale (Emophilus B): numerosi ricercatori segnalano il pericolo di complicazioni neurologiche (encefaliti e paralisi di Guillen-Barrè) soprattutto nei bambini, a seguito di vaccini antinfluenzali. A seguito di massiva vaccinazione, con oltre 40 milioni di soggetti, furono registrate migliaia di reazioni avverse con centinaia di paralisi di Guillen-Barrè e 10 decessi, nell’arco di quattro mesi. Conseguirono 4.000 cause civili che con un fatturato di 3 miliardi di dollari di risarcimento. Nel 1978-79 una nuova campagna convinse nuovamente gli americani a vaccinarsi e nel periodo 78- 79 apparvero altri casi di Guillen-Barrè, di cui il 67% era già stato vaccinato nel 1976. Secondo uno studio del CDC, i bambini vaccinati avevano un’incidenza 5 volte maggiore di contrarre il virus del vaccino stesso e quindi l’influenza.

Vaiolo: Kittel verifica che, dopo l’antivaiolosa, 3297 bambini hanno riportato danni all’udito e 71 sono rimasti sordi. Bambini che hanno ripetuto l’antivaiolosa diverse volte presentano delle aberrazioni cromosomiche nei loro globuli bianchi. Miller (1967) descrive nove pazienti che svilupparono la sclerosi multipla dopo la prima o la seconda vaccinazione antivaiolosa. Il Messico e l’India hanno subito le epidemie di vaiolo più violente e mortali, sebbene le loro popolazioni fossero state rispettivamente completamente e parzialmente vaccinate. In Italia già nel 1887-89 la morte per vaiolo tra i vaccinati era equivalente a quella tra la popolazione non vaccinata. In Gran Bretagna la vaccinazione anti-vaiolo divenne obbligatoria nel 1853 e vent’anni dopo, nel 1870-71, si manifestò la più spaventosa epidemia della storia (23.000 morti); nei decenni successivi la mortalità da vaiolo in Gran Bretagna diminuì in modo perfettamente parallelo alla diminuzione del tasso di vaccinazione.

UN PROGRAMMA DI PREVENZIONE AD HOC

Quanto sopra si limita a focalizzare alcune condizioni clinico-epidemiologiche che impongono cautela nella vaccinazione indiscriminata. Il principio della cautela, altrove impiegato, ad esempio nella contaminazione elettromagnetica, indica che comunque esso va seguito ed applicato. Basterebbe un solo caso di patologia da introduzione vaccinale per imporre un principio di cautela, ovvero un principio di esecuzione vaccinale controllata. Le motivazioni addotte sono sufficienti e bastevoli per imporre un Programma di Prevenzione non solo delle patologie sottoposte a vaccinazione (Polio, Morbillo, Difterite, Epatite, e soprattutto Influenza) ma di prevenzione delle complicanze attese. Si esclude che si possa continuare senza una programmazione in tal senso anche per i costi che le patologie da complicazione e iatrogene implicano. Pertanto si richiede una politica sanitaria di maggiore controllo della prevenzione vaccinale:·visita clinica presso le ASL prima della pratica vaccinale;·obbligatorietà della prescrizione medica vaccinale;·imposizione di sanzioni penali per coloro che praticano autovaccinazioni e per coloro che vendono prodotti vaccinale senza prescrizione medica.

martedì 8 ottobre 2013

Vaccini contaminati

Relativamente alle ricerche sui vaccini effettuate dal Dott. Stefano Montanari e dalla moglie Dott.ssa Antonietta M. Gatti, di seguito riporto una video intervista che riassume la situazione.

Più sotto invece è possibile leggere l'articolo tratto da Movimento Revolution.

Inoltre in fondo a questo post è possibile accedere ad altri articoli correlati.


Video intervista al Dott. Stefano Montanari


fonte video: youtube.com/user/maxvilno

 
Articolo tratto da Movimento Revolution
(fonte: http://www.movimentorevolution.it/?p=1238)

La dottoressa Antonietta M. Gatti andrà a ritirarlo in Cina, a Chengdu, l’importante riconoscimento assegnatole della International Union of Societies for Biomaterials Science and Engineering. Se in Italia lei e il marito Stefano Montanari si sono visti creare un inspiegabile cordone sanitario intorno alle loro ricerche sulle nanopatologie, gli scienziati di mezzo mondo (sia dell’UE che da Canada, USA, Cina, Giappone, Corea, India, Australia) hanno deciso di premiare il suo contributo nel campo delle Scienze dei Biomateriali e di Ingegneria nominandola Fellow dello IUSBSE (fonte: http://www.affaritaliani.it/emilia-romagna/nanoparticelle-premio-internazionale-il-duo-gatti-montanari-ai-vertici040612.html).

I due scienziati sono stati ritenuti fra i 32 scienziati più importanti al mondo, questo articolo è molto delicato, l’intervista al Dott. Stefano Montanari rivelerà fatti sconvolgenti.

Se lo si sa fare, una delle tecniche per ottenere successo è spararle grosse. Ma talmente grosse da far pensare che nessuno direbbe enormità del genere se non esistesse un fondamento. E quel fondamento è talmente profondo – dove l’aggettivo profondo significa sia arcano sia culturalmente ineccepibile, ma talmente complesso da essere appannaggio solo di pochi – che lo si prende per scontato come atto di fede.

I vaccini costituiscono una fetta importante nel business delle aziende farmaceutiche, il che significa muovere quantità di denaro impensabili per l’Uomo Qualunque, e questo giustifica il ricorso alla tecnica di cui sopra. Così, vaccini santi per molti, diavoli per pochi. Informazione in proposito? Poca. Anzi, pochissima.

Ma, al di là di discussioni di parte, che cosa sappiamo dei vaccini?

Sappiamo che, come tutti i farmaci, i vaccini non arrivano a bersaglio nella totalità dei casi. Anzi, a volte il conteggio dei bersagli centrati è più legato ai criteri di giudizio adottati che non ad una fredda oggettività. E che una vaccinazione sia meno efficace nel proteggere dalla malattia di quanto non sia l’aver contratto naturalmente la malattia stessa divenendone poi davvero immuni è provato dalla necessità di sottoporsi ai cosiddetti richiami e da chi si ammala a dispetto della vaccinazione eseguita.

Sappiamo pure che l’immunità parziale verso alcune malattie come, ad esempio, il morbillo, che veniva trasmessa da madre a figlio non esiste più se la madre non ha contratto naturalmente a sua volta la patologia ma per la patologia è stata vaccinata.

Ancora – ed è scritto nei vecchi testi d’immunologia – sappiamo che un vaccino non può essere efficace se lo si somministra ad un neonato, questo semplicemente perché il suo sistema immunitario è ancora immaturo e, perciò, è incapace di fare ciò che gli si chiede. Se poi, in aggiunta, di vaccini gli se ne iniettano sei in un colpo solo come, pur illegalmente, si fa in Italia, qualche perplessità ulteriore non può che sorgere. La stessa perplessità vale anche per le vaccinazioni praticate ai militari: una caterva a raffiche e, per di più – ma come, peraltro, è prassi comune – senza che nessuno si accerti della capacità di quell’organismo particolare di tollerare quella particolare sorta di bombardamento. Il paziente è già immune ad una o ad alcune di quelle malattie? Al momento delle vaccinazioni è nelle condizioni di reagire senza danni? Ha problemi di allergia nei riguardi di uno o più componenti di quei farmaci? È informato, come prevede la legge, di ciò che sta subendo? Pare che nessuno si ponga nemmeno le domande, e di domande ce ne sarebbe pure una certa lista ulteriore.

Proseguendo, sappiamo che quasi non passa giorno senza che un vaccino nuovo sia messo in commercio. Ormai restano da coprire solo patologie come l’erre moscia e l’alitosi, perché le industrie si sono scatenate ad inventare immunizzazioni contro qualunque affezione, grave o lieve che sia, vera o frutto di fantasia. Lungi da me l’intenzione di criticare la pena che si prende Big Pharma per non farci ammalare più, ma la buona pratica farmacologica impone tempi di sperimentazione, popolazioni cavia e popolazioni di confronto che poco o nulla hanno a che fare con quanto è l’uso corrente. Per rendersi conto se un vaccino possiede davvero qualche efficacia occorre lavorare per molti anni, spesso decenni, su un numero molto elevato di persone, e questo oggi non si fa perché l’esigenza aziendale è quella di far rendere in fretta il prodotto. Purtroppo, però, i tempi biologici non tengono conto delle esigenze di business e, dunque, quasi nessuno tra i vaccini recenti può pretendere una qualunque credibilità. E ho scritto “quasi” per buonismo.

È opinione corrente e radicata che la pratica vaccinale abbia debellato o, quanto meno, ridotto di parecchio l’incidenza di molte malattie. In realtà, andando a consultare le statistiche nel tempo di morbosità e di mortalità, cioè il rapporto tra i soggetti ammalati o, rispettivamente, morti di una determinata malattia e quelli sani in una popolazione, si vede che la diminuzione della frequenza con cui ci si ammalava o si moriva era in calo ben prima che venisse introdotto il vaccino specifico e l’introduzione non dimostra alcuna particolare incidenza. In alcuni casi l’introduzione del vaccino coincide addirittura con un rallentamento nel calo della frequenza della morbosità e della mortalità. Di fatto l’andamento di quelle patologie pare dipendere dalle condizioni igieniche (in ogni senso) e non da altro.

Come è per tutti i medicinali, anche i vaccini devono assumere una forma farmaceutica. Devono, cioè, essere nelle condizioni di agire con efficacia ma anche di avere una vita di scaffale sufficientemente lunga. Insomma, devono scadere il più tardi possibile per ovvi motivi pratici ed economici. Così al principio attivo si aggiunge un po’ di tutto, dai cosiddetti adiuvanti, vale a dire sostanze che “vivacizzano” la risposta immunitaria, a sostanze che rendono relativamente stabile e duraturo il prodotto. Oltre a queste, il vaccino contiene non pochi residui della lavorazione, residui che possono essere spezzoni di DNA, frazioni di sangue, cellule, proteine e quant’altro.

Degli effetti di ciò che viene aggiunto o di quanto resta nel farmaco sappiamo ben poco. Anzi, a dire il vero, non sappiamo quasi nulla. S’incrociano le dita e si spera di non fare guai vistosi. A questo proposito vorrei ricordare a tutti e, soprattutto, mi permetto di farlo ai pochissimi medici che, eventualmente, mi leggono, che tutti i farmaci, nessuno escluso, hanno effetti collaterali noti. Per essere ancora più chiaro, tutti i farmaci sono, in grado differente, notoriamente tossici e, per questo, la loro somministrazione deve essere effettuata solo quando la necessità sia reale. Troppo spesso sia i medici sia i pazienti dimenticano che ogni essere vivente possiede una proprietà chiamata omeostasi grazie alla quale questo tende a riportarsi naturalmente in stato di benessere, con ciò dando tanti punti a moltissimi medicinali. Si tenga sempre presente il fatto, poi, che l’Uomo, il più complesso tra tutti gli esseri viventi, ha un grado di complessità talmente elevato da essere il meno pronosticabile tra tutti gli animali quanto a reazioni nei confronti di ciò che gli s’introduce nell’organismo. Da qui le allergie, le sensibilizzazioni, gli effetti paradossi e tutto ciò che esce apparentemente dai binari e che ogni medico non può non avere sperimentato nella sua carriera. Se, poi, s’introducono nella chimica complicatissima e in gran parte sconosciuta dell’organismo contemporaneamente più sostanze, ecco che gli effetti delle interazioni diventano un vero terno al lotto. Insomma, un po’ di prudenza e il sostituire con scienza e buon senso un più o meno cosciente “io speriamo che me la cavo” ai protocolli “universali” che trascurano le evidenti differenze tra soggetto e soggetto non guasterebbe.

Consultando la letteratura “scientifica” (e le virgolette sono tristemente d’obbligo) che corre intorno ai vaccini, si deve per forza notare come nella quasi totalità dei casi le “ricerche” (virgolette) siano pagate in modo più o meno aperto dai produttori. Di fatto un conflitto d’interessi che invalida alla radice tutto quanto quella letteratura sostiene o, per lo meno, ne pone in forte dubbio la sostenibilità. Per di più risulta curioso che non esistano rapporti credibili non solo sull’efficacia nel tempo (quel tempo che non viene concesso) ma anche sugli effetti collaterali che i vaccini, alla stregua di qualunque farmaco, non possono non avere. Alla base del problema sta il fatto che gli enti di ricerca indipendenti sono ormai al lumicino, e chi vuole sopravvivere si prostituisce generando pubblicazioni su dati falsi e abbondantemente censurati. Questo dato di fatto accomuna i vaccini a un’infinità di altri argomenti non solo d’interesse sanitario e il risultato è che oggi, quando la scienza dovrebbe aver raggiunto altezze mai toccate prima, siamo riprecipitati in una sorta di Medio Evo che si regge sulla credulità popolare. Malauguratamente, la soverchiante maggioranza degli operatori sanitari è immersa pienamente in questa situazione di acriticità e d’ignoranza, e di questo pagheremo sempre di più lo scotto.

A questo punto non posso non ricordare come nel laboratorio che dirigo (inserito dalla CE tra le cento proposte di punta dell’intera Comunità) siano stati analizzati 24 vaccini con la tecnica che abbiamo messo a punto negli anni e che è validata da due progetti di ricerca europei. Di quei 24 vaccini, tutti diversi tra loro, 24 sono risultati inquinati da micro e nanoparticelle solide, inorganiche, non biodegradabili e non biocompatibili: il 100%. Ebbene, questo dato che rappresenta potenzialmente un’arma formidabile per tutti i gruppi che, in qualche modo, si oppongono alla pratica vaccinale o tout court o per le modalità, quasi sempre addirittura fuori legge, con cui la pratica viene svolta, è del tutto trascurato.

Spero mi si perdoni se avanzo, allora, qualche dubbio a proposito della volontà effettiva di quei gruppi di far valere le proprie ragioni. Non è a chiacchiere, a bisticci, ad insulti, a ridicolizzazioni che si può chiarire una situazione oggettivamente traboccante di elementi che non possono non destare sospetto e preoccupazione. Se si vuole in qualche modo fermare o almeno regolamentare scientificamente il business dei vaccini razionalizzandolo, bisogna usare argomenti inoppugnabili. Altrimenti, da popolo bue come siamo, temo a ragione, trattati, si resterà sempre un boccone prelibato per chi dispone di un argomento convincente come il fiume di denaro che sgorga da Big Pharma e che, raggiungendo tutte le mete ”giuste”, alimenta una cultura medica, salvo eccezioni, priva di scientificità, una credulità popolare e un’accoglienza politica indispensabili perché i bilanci societari continuino a dare soddisfazione.

Sia chiaro: io chiedo solo di vederci chiaro e, a tutt’oggi, di chiarezza non ce n’è affatto. Basta vedere il comportamento dell’Istituto superiore di sanità, l’ente pubblico di cui siamo costretti a fidarci se non altro perché lo paghiamo, per rendersi conto della situazione in cui siamo.

Non ci sono molte parole per definire questo fatto, la domanda più ovvia è: per quale motivo nessuno denuncia il Dott. Stefano Montanari? Se queste informazioni non sono vere qualcuno dovrebbe prendere provvedimenti non credete?

La nostra unica salvezza è la diffusione di informazioni, dai il tuo piccolo contributo.

Staff
Movimentorevolution

 
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domenica 6 ottobre 2013

Come sono guarita dalla fibromialgia e MCS (Sindrome della Sensibilità Chimica Multipla)

 
Testimonianza di Gabriella Fasone

La mia storia, per non dire il mio incubo, è iniziato circa 5 anni fa, quando mi fu fatta una estrazione di una amalgama dentaria contenente mercurio e altri metalli pesanti.
L’incauto e ignorante dentista, senza alcuna protezione per lui e per me, durante la rimozione scorretta, maldestramente, mi fece ingoiare un frammento di amalgama.
Da quel giorno iniziai a manifestare i sintomi classici dell'intossicazione acuta da mercurio.
Per oltre un mese e mezzo sono stata costretta a letto, avvitandomi su me stessa per i forti dolori in zona toracica antero-posteriore, quasi non riuscivo a respirare, pensando addirittura che fosse arrivata la mia ora...

All'epoca non avevo alcuna consapevolezza della reale pericolosità del mercurio, e in particolare di quello contenuto nelle otturazioni dentarie. Il mercurio è uno dei metalli pesanti più pericolosi per la salute umana.
Dopo essere stata rivoltata come un calzino da più di un medico, aver effettuato ben 3 risonanze magnetiche che non evidenziavano nulla di anormale, da una serie di radiografie finalmente qualcuno cominciò a "notare" delle protrusioni vertebrali, e dopo essere stata sottoposta a tutta la terapia farmacologica di rito per combattere il forte dolore e l'infiammazione, cominciai a soffrire della cosiddetta fibromialgia e stanchezza cronica.

Ormai da molto tempo soffrivo di svariate intolleranze alimentari che in quell'occasione però divennero ancora più gravi, in special modo alla frutta e a tutti i prodotti contenenti nichel e grassi vegetali idrogenati.
La mia alimentazione fino a quel periodo della mia vita era come quella di molte persone, e cioè basata sulle proteine animali: prosciutti e formaggi, niente frutta e naturalmente pochissima verdura cruda.
Ho dovuto toccare il fondo per redimermi e comprendere che così non potevo andare avanti: piangevo ogni giorno e non nego che speravo anche di morire.

Un giorno grazie ad un test sulle intolleranze alimentari, compresi che il mio organismo era in totale repulsione per qualsiasi sostanza chimica e sintetica.
Decisi quindi di mettere in pratica gli apprezzabili consigli della dottoressa omeopata che mi seguiva all'epoca, e cominciai ad avere dei netti miglioramenti, con perdita di peso consistente e riduzione anche dei forti spasmi muscolari in tutto il corpo, tipici della fibromialgia.
Timidamente cominciai a mangiare frutta biologica e verdura.

Ma il grande cambiamento è avvenuto un giorno, quando il destino mi fece incontrare lo straordinario libro: “La Medicina naturale alla portata di tutti”, del grande Manuel Lezaeta Acharan.
Seguendo i consigli dell’igienista cileno, cominciai a praticare ogni giorno le frizioni (spugnature della pelle con acqua fredda) e il lavaggio del sangue tramite saune.
Da anni soffrivo di una dermatite eczematosa a volte lieve a volte più virulenta, ma dal momento in cui cominciai a disintossicarmi, la dermatite si trasformò in una piaga purulenta enorme, fino a coprire tutto il dorso della mano destra. A quel punto avrei dovuto ricorrere a farmaci molto forti e con pesanti effetti collaterali, a detta della dermatologa. La stessa, non sapeva come diagnosticarla e quindi non sapeva neppure come curarla. In un primo momento ipotizzò si trattasse di lesmaniosi, poi una biopsia sciolse ogni dubbio: psoriasi pustolosa grave.

A quel punto, dopo aver provato con un farmaco corticosteroide molto forte, che ebbe come grave effetto collaterale la comparsa di dermatite suppurativa su altre parti del corpo, decisi di chiudere con il trattamento farmacologico convenzionale e impegnandomi più a fondo con il naturoigienismo della scuola di Luigi Costacurta, così acquistai il libro "La nuova dietetica" e iniziai un semidigiuno a base di mele e succo di limoni, per tre giorni.
La piaga nella mano continuava a spurgare un forte quantitativo di tossine e mi guardai bene dal reprimere quel naturale processo di eliminazione, correttamente definito anche nel libro, come "crisi curativa", “crisi di guarigione” che il corpo e la sapienza perfetta della Natura stava mettendo in atto.

Miracolosamente per i medici, ma non per me che ormai avevo capito come funziona il processo di disintossicazione naturale, dopo alcune settimane di coerente naturoigienismo, la psoriasi ebbe una risoluzione del 100%. Sparita completamente.
Ma non è tutto: insonnia, depressione, cefalea, fibromialgia e stanchezza esagerata, spasmi esofagei dovuti agli effetti collaterali del cortisone per il trattamento del forte dolore in seguito alla rimozione dell'amalgama dentale, stitichezza cronica, colite, ecc... sono, ancora oggi a distanza di 5 anni, un vago ricordo.
L'ultimo regalo che mi è rimasto è qualche disagio legato alla MCS (Sensibilità Chimica Multipla). Mi nutro esclusivamente di cibo biologico, non uso profumi, detersivi o altre sostanze chimiche.

Quest'ultima patologia, che sta crescendo nella nostra società intossicata e inquinata a ritmi esponenziali, porta la persona che ne è affetta a non tollerare la "civiltà moderna", perché tutto diventa veleno e fonte di dolore: smog, elettrosmog, conservanti, coloranti e additivi chimici, prodotti OGM....
Tutto quanto.

Molte persone sono costrette a vivere in case totalmente decontaminate e lontanissime dai "centri" abitati, alcuni addirittura vivono in seminterrati coibentati. Si è costretti a nutrirsi solo di cibo biologico se non si vuole incorrere in una crisi allergica grave, e soprattutto si deve, nella maggioranza dei casi, indossare una maschera antigas specifica per muoversi in mezzo alla gente che fuma, che usa profumi, deodoranti o shampoo e detersivi molto aggressivi e fortemente "chimici". Non ne parliamo degli inquinanti emessi dalle auto.

Insomma chi è affetto da MCS deve, per motivi di sopravvivenza, allontanarsi dalla "civiltà".
Ormai da mesi non indosso più la maschera antigas, e cioè da quando ho dato un giro di vite effettuando una visita iridologica con uno dei migliori discepoli diretti di Luigi Costacurta, il quale ha evidenziato la debolezza di alcuni miei organi emuntori e mi ha sottoposta ad una terapia mirata con rimedi a base di erbe, cataplasmi di fango ecc... ma soprattutto non abbassando mai la guardia, con una costante osservazione dell'equilibrio termico ed energetico e con una alimentazione impeccabile ma mai noiosa o restrittiva.

Dopo il dimagrimento eccessivo iniziale ho ripreso il mio peso forma e ho visto trasformare la mia persona da un rottame ad una persona rinvigorita ed entusiasta della vita. In seguito a questa mia esperienza ho deciso di condividere con altri questo percorso affinchè possa essere di incoraggiamento a chi vive situazioni analoghe.
Il messaggio che voglio lanciare è questo: possiamo occuparci di noi stessi, non abbiamo bisogno di demandare ad altri la gestione della nostra salute. Il benessere fisico nonchè psichico è un diritto di tutti e si deve poter esercitare liberamente. Le malattie causate da abuso di farmaci sono peggiori dei mali che si vogliono curare. Un maggior rispetto per la propria persona include esprimere coscientemente il desiderio di osservare alcune regole basilari: magiare sano e non artefatto, coltivare buoni pensieri e rispettare l'ambiente e il pianeta in cui si vive.

Gabriella Fasone
 
 

giovedì 19 settembre 2013

Sindrome della permeabilità intestinale, celiachia, sensibilità al glutine, spettro autistico, micotossine e tolleranza immunologica

(fonte: http://www.disinformazione.it/sindrome_della_permeabilita_intestinale.htm)

A cura del dottor Maurizio Proietti - www.maurizioproietti.it

Diverse patologie umane partono da un intestino poco efficiente. Ma cosa rende inefficiente l’intestino? Bisogna rivalutare i rapporti tra cibo e salute. Tre milioni di italiani e venti milioni di statunitensi soffrono di sensibilità al glutine, sindrome simile ma allo stesso tempo diversa dalla celiachia. Dalla sensibilità al glutine scaturiscono patologie diverse, in funzione del polimorfismo genetico dei soggetti e dell’ambiente in cui essi vivono. Aumentando le nostre conoscenze sulle interazioni tra cibo, abitudini alimentari, genomica e ambiente è possibile effettuare una prevenzione e/o terapia migliore. È iniziata l’era dell’epigenetica mentre il dogma del determinismo genetico si avvia al tramonto.

Permeabilità dell’intestino
Molti studi sulla permeabilità della barriera gastrico-intestinale (g.i.) indicano che essa è strettamente dipendente dal genoma dei batteri intestinali 1,2 3. L’intestino con flora batterica compromessa che a sua volta compromette la produzione di enzimi digestivi, perdendo le normali condizioni biochimiche, relative a pH, vitamine, peptidi e batteri, genera infiammazione minima submucosale secondaria, tale da alterare alcuni pattern enzimatici presenti sulle membrane cellulari, in particolare sui microvilli (un caso eclatante è quello della lattasi 1).

In condizioni normali i microvilli permettono la digestione fisiologica e l’assorbimento dei micronutrienti, mentre in condizioni anomale si determina il passaggio di macro-molecole oltre la barriera g.i, (Fig. 1) che per le loro dimensioni possono essere identificate come non self e risultando immunogene possono scatenare una risposta immunologica. L’epitelio g.i. è normalmente una barriera selettivamente permeabile e la sua funzione è determinata dalla formazione di complessi proteina-proteina: desmosomi (desmosome junctions), emidesmosomi (hemidesmosome junctions), giunzioni comunicanti (gap junctions), aderenti (adherens junctions) e giunzioni strette (tight junctions). Queste ultime collegano meccanicamente cellule adiacenti per sigillare lo spazio intercellulare.

Nel corso dell'ultimo decennio, c'è stata una crescente attenzione alle tight junction, in quanto la loro alterazione determina un’interruzione della funzione di barriera g.i. che contribuisce a favorire reazioni immunologiche (malattie autoimmuni ed infiammatorie) 1,4,5.

Evidenze sperimentali [6,8] suggeriscono che la disfunzione delle giunzioni strette sia concausa, ma forse la principale, per l’insorgenza di malattie infiammatorie immunologiche sistemiche, malattie infiammatorie croniche intestinali (MICI), allergie alimentari e celiachia [22,23]. Ciò sembra inoltre partecipare all’evoluzione dell’Autismo 2,12,13,14,15,16. Complessivamente, i risultati di tutti questi studi mostrano o comunque sembrano suggerire che le malattie correlate con l’intestino permeabile possano scomparire e/o arrestarsi se la funzione di barriera intestinale del paziente viene ristabilita. Le prove a sostegno di tutto ciò sono ancora incomplete, ma sono abbastanza solide da incoraggiare i ricercatori a proseguirne il cammino intrapreso.

Le tight junction sono il target primario degli agenti esterni, che agendo come inquinanti chimici e/o biologici [9,10] interagiscono con la matrice proteica delle giunture, alterandone la conformazione e quindi aumentandone sempre di più la permeabilità agli agenti esterni. Le nostre osservazioni hanno individuato nell’ingestione inconsapevole di inquinanti biologici (micotossine) e conseguente disbiosi e sporificazione da Candida, i fattori determinanti della sindrome della permeabilità intestinale (leaky gut syndrome). Si stabilisce così un nuovo equilibrio del microbiota 24-29, che spesso può anche non determinare segni o sintomi clinici rilevanti 10,11 .

In ogni caso, bisognerebbe comunque verificare il tempo di non insorgenza dei sintomi tipici della sindrome, in relazione anche alle fasce d’età. È necessario capire perché in alcuni soggetti non c’è insorgenza e se si tratta di una situazione temporanea o duratura. Uno studio di questo genere potrebbe svelare altri meccanismi, probabilmente del sistema immunitario, ancora sconosciuti.

Tolleranza immunologica: celiachia e sensibilità al glutine (gluten sensitivity)
La grande peculiarità della celiachia è indubbiamente il fattore ambientale che la causa: la gliadina. Si tratta di un peptide immunogenico, resistente alla digestione enzimatica pancreatica e gastrica, che solo a causa delle modificazioni delle giunzioni strette riesce a trovare il passaggio per arrivare alla lamina propria (parte della mucosa intestinale), dove ha luogo la risposta immunitaria. Come dire: se non si apre la porta non si può passare. In ogni caso, è proprio qui, a livello di lamina propria, che la transglutaminasi tissutale (tipo II - tTG) catalizza legami covalenti tra glutammina e lisina. E i peptidi così deamminati creano epitopi (parti dell’antigene che si legano all’anticorpo specifico), con un aumentato potenziale immunostimolatore.

Con questa modifica viene ad aumentare l’affinità degli antigeni, presentati dalle APC (Antigen-presenting Cell) ai macrofagi, ai linfociti B e T CD4+ (linfociti helper), con il sistema HLA II (Human Leukocite Antigen II) e quindi con i due geni o molecole proteiche DQ2 e DQ8 da essi prodotti. Le lesioni della mucosa intestinale (atrofia dei villi e iperplasia delle cripte) riscontrabili con l’esame bioptico sono il risultato di questo processo immunologico dinamico e modulabile nel tempo. Sebbene sia nota la componente genetica della malattia celiaca, con numerose evidenze quali il rischio aumentato di malattia nei parenti di primo grado, la concordanza nei gemelli omozigoti superiore al 75% e la concordanza nei gemelli dizigoti del 13%, ci deve essere sempre un primum movens, che è l’apertura delle giunzioni strette (tight junction).

La Sensibilità al glutine (Gluten Sensitivity), invece, non è una forma attenuata della celiachia, ma una malattia a se stante. Essa, pur diversa dal punto di vista molecolare e immunitario, potrebbe presentare tuttavia la stessa causa scatenante, cioè l’apertura delle giunzioni strette (tight junction). Il fatto che nel mondo ci sono 3 milioni d’italiani e 20 milioni di statunitensi affetti da sensibilità al glutine, l’interesse verso questa condizione morbosa e soprattutto sulla sua possibile evoluzione verso la forma tipica è veramente notevole.

La Gluten Sensitivity (GS) non presenta alterazioni della permeabilità intestinale, manifesta solo la flogosi submucosale, che invece, come è noto, è significativamente maggiore nella celiachia. «Nella celiachia si attiva un meccanismo autoimmune condizionato da una risposta adattativa del sistema immunitario, nella GS invece, c’è un meccanismo genetico che coinvolge il sistema immunitario innato, senza interessamento della funzione della barriera intestinale, dove si riscontrano segni di infezione ma non di danno, come avviene nella celiachia»10.

Ad oggi non esistono test di laboratorio o istologici in grado di confermare questo tipo di "reattività", di conseguenza si tratta di una diagnosi cui si giunge per esclusione; la diagnosi sarà seguita da una dieta con eliminazione del glutine ed un open challenge (una reintroduzione sorvegliata di alimenti contenenti glutine), per valutare se si verifica un effettivo miglioramento dei sintomi alla riduzione o eliminazione del glutine dalla dieta ed una ricomparsa dei disturbi alla reintroduzione di questa proteina alimentare.

Possiamo dire che le due condizioni patologiche, la celiachia e la GS, hanno in comune, come fattore scatenante, il glutine. Ma è arrivato il momento di aggiungere un altro fattore esterno o ambientale: le micotossine. Possiamo cioè affermare che l’alimento diventa comune denominatore del danno, non solo per il contenuto di macronutrienti, qualitativo e quantitativo, ma anche per le diverse micotossine che sinergicamente possono contribuire alla sindrome della permeabilità intestinale (leaky gut syndrome) [17, 21]. Tra le principali micotossine che partecipano o favoriscono la sindrome (aflatossine, ocratossine, ecc.) la nostra attenzione si è focalizzata sul deossinivalenolo (DON).

Per la facilità di contaminazione degli alimenti più comuni come pasta e pane, le micotossine, tra cui il DON, il più studiato, hanno una particolare predilezione per le giunzioni strette. Ciò potrebbe essere correlato ad una innumerevole quantità di manifestazioni cliniche che insorgono apparentemente senza un motivo identificabile. È auspicabile che la ricerca futura intensifichi gli studi su un numero maggiore di micotossine e sulle loro reciproche interazioni.

Negli ultimi cento anni l’uomo ha favorito i riarrangiamenti genetici, producendo ibridi interspecifici nel genere Triticum (frumenti) e intergenerici, tra Triticum e Secale (Triticale) per migliorarne le rese per ettaro. Nessuno ha mai verificato, per quanto ci risulta, su basi strettamente scientifici, se questi cambiamenti genetici hanno favorito una risposta immunologica e quindi determinato un incremento o meno delle condizioni che conducono alla celiachia, GS, all’autismo ed eventualmente ad altre malattie negli ultimi 30 anni. L’INRA di Tolosa 31 ha studiato i meccanismi molecolari e la risposta immunitaria verso grani, farine e paste privi di micotossine, facendo particolare riferimento al DON. Forse nei risultati di questi studi c’è già una risposta, ma c’è bisogno di un approfondimento (elaborazione) o ulteriore sperimentazione prima di dare una soluzione definitiva alla questione, e cioè se i cambiamenti genetici indotti con gli incroci e mutazioni artificiali hanno una qualche relazione con la celiachia e l’autismo 14,16,17,18.

La ricerca sulle micotossine si complica quando entra in gioco un altro fattore: le lectine. La differenza genetica tra i frumenti è da ascrivere anche a proteine denominate lectine, che sono presenti non solo nei saprofiti e patogeni, ma anche negli alimenti e sulla mucosa del tratto digerente. Le lectine, di diversa composizione chimica, si correlano con gli antigeni A o B, presenti sulla membrana degli elementi figurati del sangue, in particolare dei globuli rossi. 

Quando ingeriamo un alimento contenente lectine incompatibili, col nostro codice di riconoscimento attiviamo una risposta minima immunologica (Minimal Flogosis). Quindi anche le lectine possono innescare un danno alle pareti dell’apparato digerente. Se contestualmente l’alimento contiene anche micotossine (in quantità biologiche significative), come il DON, allora diventa valida l’ipotesi della risposta di una sintomatologia clinicamente rilevante. 

In altre parole, le lectine darebbero il via alle micotossine (macromolecole). Le lectine sono quelle che aprono la porta? Per tali motivi e per valutare l’effettiva dipendenza dal glutine delle alterazioni cliniche e sintomatologiche evidenziate nei soggetti con Sensibilità al Glutine (GS), un gruppo di ricercatori che fanno capo al Consorzio Campo e la fondazione Dino Leone di Bari, hanno avviato un progetto di ricerca per studiare questa relazione tra natura o composizione degli alimenti, micotossine e sistema immune.

Il deossinivalenolo (DON o Vomitossina) Il deossinivalenolo (DON) è una micotossina, uno dei metaboliti di alcuni ceppi fungini (muffe), appartenenti al genere Fusarium (F. graminearum e F. culmorum, ecc.). Si tratta di “fattori tossici naturali e involontari”, cancerogeni, teratogeni e mutageni. Dallo stesso fungo si possono originare più tossine, come nel caso della candida (Candida albicans) e ci possono essere sinergie tra tossine diverse, come nel caso della ocratossina A (OTA) e la citrinina.

Su scala globale, il DON è la micotossina di gran lunga più frequente e quindi quella più temuta e per questo più studiata. Si contaminano particolarmente i cereali e loro derivati (farine, pane, ecc.). In considerazione della sua estrema stabilità (termostabile) durante i diversi trattamenti tecnologici e la quasi totale assenza di processi di decontaminazione, il DON lo si può trovare facilmente anche negli alimenti finiti.

È quindi importante caratterizzare gli effetti tossici del DON, in particolare su tutto l’intestino, stomaco compreso, primo organo che entra in contatto con gli alimenti. Questa micotossina riduce la funzione di barriera dell’intestino (riduzione della resistenza elettrica dell’epitelio, aumento della permeabilità cellulare alle molecole, aumento del passaggio di batteri). L’alterazione della funzione di barriera g.i è associata ad una riduzione della funzione proteica (claudins) in una particolare regione del tessuto intestinale: le cosi dette giunzioni strette (Fig. 2). Queste svolgono il ruolo di “cerniera” tra le cellule intestinali. Ciò è stato osservato sia in colture cellulari sia negli intestini dei maialini che avevano ingerito mangimi contaminati 31.

Fig. 2. Giunture strette e proteine coinvolte (cortesia di wikimedia Italia)7
Il fatto che il DON riduca la funzione di barriera intestinale causa un aumento del passaggio di batteri attraverso l’intestino. Viene alterata la permeabilità intestinale. Ciò ha conseguenze importanti in termini di suscettibilità alle infezioni (Salmonella, Escherichia, ecc.). Aumenta il passaggio di agenti inquinanti, come metalli pesanti, pesticidi, potenziandone gli effetti dannosi, che possono favorire reazioni immunologiche locali e sistemiche e condizionare la prognosi di malattie come la sensibilità al glutine (Gluten Sensibility) e l’autismo. Il danno indotto può offrire anche valutazioni indirette di grande interesse, in quanto le alterazioni della mucosa modificano, anche se di poco, la funzione biochimica cellulare.

Si assiste ad una carenza di vit. B12 per i motivi su esposti, quindi ad una diminuzione delle desaturasi e ciò spiegherebbe l’alterazione delle membrane in quanto povere di polinsaturi e ricche di saturi (fosfogliceridi).
A livello intestinale può essere penalizzato l’assorbimento della vitamina B12, che necessita del Fattore Intrinseco (F.I.) Intestinale (o Gastrico o di Castle). Una carenza di B12 può ostacolare la conversione fisiologica dell’omocisteina in metionina. A cio’, seguirà, secondo una variabile dipendente dalla predisposizione individuale, la comparsa delle spie cliniche.

Essendo il DON di facile presenza nelle mense scolastiche, asili nido ed elementari, dove arriva specialmente con il pane e più limitatamente con la pasta, l’industria di questi alimenti dovrebbe essere obbligata a lavorare il grano prestando maggiore attenzione alla contaminazione in campo e ad attuare processi fermentativi specifici in grado di abbattere la carica di micotossine.

Emergenza autismo
Dopo il lavoro di Reichelt [30], sono sempre di più gli autori che evidenziano nelle urine dei bambini affetti da autismo la presenza di alti livelli di peptidi “oppioidi” (casomorfina e glutomorfina). Ciò consente di ipotizzare che i bambini autistici durante i processi digestivi, per un’alterata digestione di queste proteine dovuta a meccanismi ancora non chiari, (ma che comunque implicano un coinvolgimento delle giunzioni strette), assorbano peptidi anomali che influenzano il meccanismo della neurotrasmissione (vedi inibizione della normale maturazione neuronale di Reichelt, 1986), in quanto riescono a superare la barriera emato encefalica.

Tali molecole per la loro affinità con i recettori m possono essere una concausa del comportamento di tali pazienti2. Per questo motivo, spesso, viene loro indicata una dieta priva di tali alimenti. Un periodo di astensione da glutine e caseina, che varia a seconda dei casi, permette di abbassare sensibilmente i livelli dei peptidi oppioidi. I risultati ottenuti sono molto incoraggianti, soprattutto se viene praticata in età non scolastica, ma nei primi anni di vita, quando le potenzialità evolutive e la neuro plasticità sono ancora molto attive.

Queste considerazioni diventano imperative in tutte le donne gravide con rischio di familiarità. Basti pensare che alcuni studi indicano che ci sono alti livelli di micotossine nel cordone ombelicale, più alti di quelli plasmatici. L’alterazione delle giunzioni strette segue la disbiosi3. È noto che a seguito del ripristino dell’equilibrio, (eubiosi), si riduce la permeabilità intestinale, contestualmente al miglioramento delle condizioni generali dei bambini.

Il lato positivo della dieta naturale senza glutine e caseina è espresso dal notevole miglioramento ottenuto dai bambini che seguono tale regime alimentare: maggiore attenzione, miglioramento delle capacità interattive, regressione dell’iperattività, delle stereotipie, dei comportamenti violenti, maggiore resistenza alle infezioni e miglioramento della qualità del sonno.

Conclusioni
I risultati delle numerose ricerche incoraggiano ad approfondire gli studi sugli effetti della contaminazione degli alimenti da micotossine, sia nella dieta dell’uomo che in quella degli animali, evitando così di inquinare tutta la catena alimentare. In questo modo si coglierebbe l’obiettivo di ridurre il problema della permeabilità intestinale, punto di partenza di diverse patologie.

Attualmente, uno degli obiettivi dei ricercatori è di comprendere i delicati equilibri immunologici legati probabilmente al consumo di alimenti ricchi di glutine “pesante” e valutare il consumo in relazione alla rapida diffusione delle malattie correlate al glutine. I grani dell’agricoltura industriale, che sono la maggior parte, sono iperconcimati, spesso coltivati in ambienti che favoriscono la contaminazione da funghi con conseguente sviluppo di micotossine.

Questi grani contengono una quota di glutine superiore del 12% rispetto a quelli non iperconcimati, e rendono difficile la vita non solo ai soggetti border line per la celiachia, ma in tutti i casi caratterizzati da manifestazioni immunologicamente correlate, “sindrome metabolica” compresa. Sembra quindi che la crescente sensibilità alle diverse patologie sia determinata dalla crescente diffusione dei grani moderni, con più glutine, a discapito dei grani antichi, con meno glutine e con i quali l’uomo si è evoluto. Per alcuni si tratta ancora di ipotesi, per altri di certezze. Per questo il compito della ricerca, svolta da gruppi di lavoro multidisciplinari, deve essere di eliminare, per quanto possibile, ogni zona d’ombra.

(1a) Lo studio è basato su dati della letteratura specializzata, reperibile attraverso Medline e diversi documenti ufficiali divulgati da varie istituzioni pubbliche e private.

Ringraziamenti
Si ringrazia il Presidente della Fondazione Cav. Dino Leone, Dottor Osvaldo Catucci.

Note
1. La lattasi è l’enzima prodotto nei microvilli intestinali e serve a digerire il lattosio, cioè a scinderlo in glucosio e galattosio. Cosa che avviene nei soggetti detti lattasi persistenti, cioè che anche da adulti tollerano il lattosio perché continuano a produrre la lattasi. In questi soggetti il gene LCT (cromosoma 2) che produce la lattasi non si spegne con lo svezzamento, come avviene in chi è intollerante al lattosio. Poiché la lattasi è prodotta a livello dei microvilli, eventuali problemi ai microvilli, come può essere la celiachia (intolleranza al glutine) possono comportare mancata produzione di lattasi e quindi una falsa intolleranza al lattosio.

2. I recettori per gli oppioidi sono dei recettori chiamati così in quanto sono attivi con la morfina (derivato dell' oppio). Fisiologicamente le molecole attive su questi recettori sono le encefaline, endorfine, dinorfine. Si conoscono 3 recettori: m, k e d. Il loro meccanismo è legato alla modificazione dell'elettrofisiologia del potassio e del calcio e più precisamente: Recettori mu e delta aumentano la conduttanza al potassio mentre i recettori K riducono la conduttanza al calcio. I 3 recettori hanno un'azione di tipo analgesico, ma a diversi livelli. m: Genera analgesia (livello sovraspinale), depressione respiratoria, diminuzione attività gastro intestinale, euforia, miosi; K: Genera analgesia (livello spinale), miosi, depressione respiratoria, disforia (a differenza dei recettori m); Delta: non genera analgesia, ma diminuiscono il transito intestinale e deprimono il sistema immunitario.

3. La disbiosi intestinale è causata da cattiva alimentazione ricca di cibi raffinati additivi e inquinanti, farmaci, stress, vita sregolata. I sintomi sono: pancia gonfia, cattiva digestione, colite, diverticolosi, allergie, intolleranze alimentari, stanchezza cronica e forme gravi di epatite

Bibliografia
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martedì 11 giugno 2013

Allarme vaccini di Stefano Montanari


Di Gaetano Vilnò

Voglio fare una premessa, il Dott. Stefano Montanari insieme alla moglie Dott.ssa Gatti sono persone di alto profilo professionale, sono scienziati, scienziati senza compromessi, scienziati che non hanno paura di rivelare verità scomode. Stefano Montanari lo ritengo un amico, una persona umanamente sensibile, schetto, spontaneo, umile, come me ha avuto il brutto incontro con il comico Grillo, come me non si è arreso.
Accusato da pseudo grillini di essere un’approfittatore, accusato delle più basse menzogne esistenti, sembra quasi di tornare al medioevo quando gli scenziati veri venivano messi al rogo.


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Chi sono Stefano Montanari e Antonietta Morena Gatti

Nanoparticelle, premio internazionale Il duo Gatti-Montanari ai vertici mondiali (http://www.affaritaliani.it/emilia-romagna/nanoparticelle-premio-internazionale-il-duo-gatti-montanari-ai-vertici040612.html)

Stefano Montanari parla di nanoparticelle


(fonte video: youtube.com/user/turboxxxcrime)


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Temo che ben pochi italiani conoscano il nostro lavoro. Nostro: di mia moglie e mio.
Tra mille difficoltà, non ultima quella della sottrazione del nostro strumento di lavoro da parte di Beppe Grillo (http://www.stefanomontanari.net/sito/images/pdf/grillo_microscopio.pdf), noi siamo gli scopritori delle nanopatologie, le malattie da micro e nanoparticelle. Infarto, ictus, una serie infinita di cancri, malformazioni fetali, aborti, malattie insospettabili dai non addetti ai lavori come un certo tipo di diabete, sono alcune delle nanopatologie e la loro origine è quasi invariabilmente l’inquinamento.

Non so per quale miracolo, ancora riusciamo a far sopravvivere la ricerca e, nell’ambito della ricerca, abbiamo analizzato 24 vaccini.

Inizialmente lo facemmo per nostra curiosità, poi, qualche anno dopo, perché arrivò da noi Francesca Sola, una ragazza proveniente dall’Università di Parma che ci chiedeva di poter fare la sua tesi di laurea analizzando alcuni vaccini con la nostra tecnica. Così partimmo, anche se non fu sempre facile reperire i campioni perché in alcuni casi questi non sono disponibili in farmacia ma solo presso strutture pubbliche e, dunque, si dovevano chiedere al produttore il quale non gradiva ficcanaso.

Senza troppa sorpresa visti i risultati precedenti, anche i campioni analizzati con Francesca rivelarono tutti un contenuto di polveri solide, inorganiche, non biodegradabili e non biocompatibili, il che significa inevitabilmente capaci d’innescare malattie.
Di questo io e mia moglie avevamo già parlato in precedenza con qualche rappresentante di case farmaceutiche i quali si dissero “molto interessati” a ciò che avevamo rilevato. Una volta – si era a Firenze nell’autunno del 2008 – ne parlai pure ad uno dei corsi di aggiornamento cui i medici devono assistere e, a fine lezione, venne da me, molto imbarazzato, un pezzo grosso della “ricerca” (mi dispiace dover chiudere la parola tra virgolette, ma non ho altre possibilità) di un produttore di vaccini che mi pose un sacco di domande, assicurandomi che avrebbe dato seguito alla cosa. E il seguito, come in ogni altro caso, fu il muro di gomma.

Nessuna meraviglia: non esiste alcuna disposizione legale a proposito di quelle eventuali presenze e, dunque, si può impunemente far finta di nulla. E di questo verrà fatta chiara menzione da parte di un responsabile della produzione di vaccini qualche anno più avanti, come vedrà chi arriverà in fondo a questo capitolo.

Un episodio degno forse di considerazione fu quello accaduto nell’autunno 2012. Come ogni anno in quel periodo la campagna per indurre più persone possibile a vaccinarsi nei confronti dell’influenza si stava scatenando. Improvvisamente accadde qualcosa, qualcosa che non ebbe poi una spiegazione che potesse reggersi scientificamente: di alcuni tipi di vaccini antinfluenzali venne bloccata la vendita. La notizia mi arrivò tramite un comunicato di agenzia e cinque minuti dopo ero nella farmacia più vicina al mio laboratorio per vedere di acquistarne un pezzo di ognuno prima che la notizia arrivasse al farmacista.
Di tutti i vaccini sospesi solo l’Agrippal era disponibile e il farmacista, ignaro del provvedimento, me lo consegnò. Erano le 15 e 24 del 24 ottobre come da scontrino. Non ero ancora uscito quando arrivò in farmacia la telefonata di annuncio: l’Agrippal non si può vendere. Io, però, la scatola l’avevo pagata, avevo tanto di ricevuta e me ne andai.
L’analisi non fu confortante: particelle di Ferro; di Ferro e Titanio; di Zolfo, Bario, Cloro, Silicio, Alluminio e Sodio; di Silicio, Sodio, Alluminio, Bario e Zolfo; di Silicio, Calcio, Titanio e Alluminio; di Calcio, Alluminio, Silicio e Piombo; di Ferro e Zinco; di Ferro, Cromo e Nichel, cioè di acciaio.

Le loro dimensioni andavano dalle centinaia di nanometri a qualche micron, fino ad agglomerati di decine di micron. Di fatto, un bel campionario di pezzetti di materia solida che in una soluzione iniettabile proprio non dovrebbero starci.
Come sempre avevamo fatto, e questo va specificato con estrema chiarezza, noi avevamo analizzato un solo campione e non più campioni provenienti da lotti diversi. Insomma, una sorta di fotografia istantanea e non un film.
Per completezza d’informazione, aggiungo che passò appena qualche giorno e i vaccini bloccati tornarono di libera vendita senza spiegazione alcuna. Solo le rassicurazioni generiche e non sostanziate da alcuna spiegazione da parte delle cosiddette “autorità”.

Il 21 novembre dello stesso anno vennero a trovarmi in laboratorio due agenti dei Carabinieri del NAS di Parma e io consegnai loro il risultato dell’indagine. Nessuna accusa a nessuno, per carità: l’analisi era stata fatta su una sola confezione e un incidente può capitare. Anche se in un vaccino…
Comunque sia, non ho notizie di reazioni da parte dei Carabinieri né da chi è preposto a vigilare sui farmaci.
Il che non è affatto stupefacente se si considera ciò che era accaduto l’anno prima.


L’anno prima era venuto da me Luigi Pelazza, uno dei giornalisti del programma televisivo Le Iene con cui avevo già girato diversi servizi, dicendomi di aver parlato con il dottor Gianpietro Spinosa di Losanna a proposito del Gardasil, il vaccino “contro il cancro del collo dell’utero” (anche qui le virgolette sono d’obbligo.) Ciò che Spinosa, ginecologo di lungo corso e di grande prestigio tanto in Svizzera quanto all’estero, gli aveva comunicato era che quel prodotto era poco o nulla attivo, e questo stando a quanto il produttore stesso riportava nella letteratura presentata all’FDA, l’ente statunitense che dà licenza di messa in distribuzione ai farmaci, un ente che ha giurisdizione solo negli Stati Uniti ma la cui autorità scientifica è riconosciuta ovunque, tanto che un placet FDA è praticamente un via libera quasi a livello planetario.
Pelazza mi consegnò un campione di Gardasil chiedendo che fosse analizzato, cosa che facemmo trovandolo, ahimè, inquinato dalle ormai solite polveri. Nel caso di quel campione, come sempre uno solo, le particelle che trovammo erano composte da Rame, Alluminio e Ferro; da Piombo e Bismuto; da Ferro e Fosforo e da Ferro solo. Le dimensioni, più o meno le solite, da non molti nanometri a qualche micron con particelle solitarie e altre agglomerate.

Con quei dati in mano Luigi Pelazza prese un appuntamento con la Sanofi Pasteur di Roma, la distributrice del Gardasil con il cui produttore è in condizione di joint venture, e l’unica azienda in Europa che si occupi solo della produzione di vaccini. Così, andammo a Roma. Oltre a mia moglie e, naturalmente, a Pelazza c’erano Spinosa e due operatori di audio e di ripresa video.
Fu un’intervista che durò non molto meno di quattro ore e ci trovammo di fronte un professore dell’Università di Bologna convocato dall’Azienda, qualche tecnico e il dottor Roberto Biasio che della Sanofi è il direttore medico scientifico. Ovviamente la Sanofi non aveva grandi armi per ribattere alla sua stessa letteratura e alle nostre analisi e, ad intervista conclusa, ce ne tornammo ognuno a casa propria.
Per motivi che preferisco non esporre per carità di patria, la Sanofi si oppose immediatamente a che il servizio fosse trasmesso e così fu, ma Luigi Pelazza riferì della cosa ai Carabinieri del NAS di Roma e questi mi convocarono. Andai. Era domenica 2 ottobre 2011 e passai tutto il pomeriggio alla loro sede dell’EUR.
Risposi a tutte le domande, spiegai il problema legato a quegl’inquinanti, consegnai i risultati delle analisi e… e non accadde nulla. Nulla se si eccettua una visita al nostro laboratorio di Modena del dottor Biasio con cui avemmo una conversazione molto interessante (Biasio ha una preparazione tecnica di tutto rispetto) e ci lasciammo con l’assicurazione che alle nostre analisi si sarebbe dato seguito. Credo che nessuno si sorprenda se dico che il seguito è stato pari a zero e tra qualche paragrafo arriverà la spiegazione.

Passò un po’ di tempo, fino a che non mi telefonò Valentina Corvino, giornalista del settimanale Il Salvagente. Mi chiese un’intervista a proposito dei vaccini in generale e del Gardasil in particolare.

Questo video vi farà fare molte riflessioni


(fonte video: youtube.com/user/salva733)

Le dissi, riassumendo molto, delle nostre ricerche e dei nostri risultati e ne uscì un articolo di diverse pagine (Il Salvagente n. 38 del 27 settembre 2012). La parte più interessante se si vuole avere idea della situazione in cui ci troviamo, però, non era quella dedicata a me ma la parte, molto più stringata, dedicata al dottor Biasio. Cito alla lettera: 
Biasio è stato uno degli interlocutori di Montanari e sulle analisi afferma: "Sono condotte con metodologia seria, ma non sono pertinenti agli standard di qualità richiesti dalle procedure di produzione e rilascio dei lotti di vaccini; le nanoparticelle si possono trovare anche in altre sostanze e alimenti e non possono considerarsi pericolose per la salute umana se rispettano i limiti previsti dalle norme."
Traducendo, Biasio dà atto che le nostre analisi sono ineccepibili ma aggiunge che, non esistendo regole, iniettare pezzi di metallo, per di più di composizione tanto varia quanto ignota, è del tutto lecito. Poi dice che le particelle sono innocue se si rispettano i limiti previsti. Di quali limiti parli non è dato sapere perché, appunto, non esistono limiti né, peraltro, vengono effettuate le analisi del caso, costituendo queste una spesa inutile per l’Azienda e, in fondo, comportando il rischio di darsi una zappata sui piedi. Se si scoprisse che la produzione è inquinata, occorrerebbe cercare l’origine del problema e, necessariamente, porvi rimedio. Ma, se nessuno è al corrente del problema, si può tranquillamente fingere che il problema non esista. E, se ci saranno conseguenze, si potrà sempre continuare ad affermare che sono dovute a chissà che o che non esistono affatto. Va poi ricordato che l’European Environment Agency, cioè l’ente europeo che si occupa di ambiente, nel suo rapporto 2/2007 a pag. 9 scrive “For PM, no safe level has been identified,” il che significa che nessuno ha mai trovato un limite tollerabile per le particelle, e questo per le particelle sospese in aria. È fin troppo ovvio che, iniettate in un organismo, le particelle hanno un effetto di gran lunga più aggressivo.

Ma il dottor Biasio non ha finito: 
Non metto in dubbio il fatto che particelle estranee possano essere individuate all’interno di un flacone di vaccino, ma si tratta di rarissimi casi isolati, identificabili tramite l’ispezione visiva, sempre prevista da parte del medico prima della somministrazione di qualsiasi farmaco. I processi produttivi per i vaccini, come per qualsiasi altro prodotto, non sono perfetti, ma sono molto evoluti e lavoriamo perché ci sia un costante miglioramento. Ciò, tuttavia, non significa che i vaccini non siano dei prodotti altamente puri e sicuri: nessun prodotto è più controllato.
Traduco ancora una volta. Secondo Biasio aver trovato 24 vaccini su 24 inquinati è un fatto rarissimo. Poi, stando all’intervista, il medico guarda la fiala del vaccino e vede se dentro, in sospensione, ci sono delle particelle. Mi chiedo come faccia un essere umano, pure forte di una laurea in medicina e della vista di un falco, a vedere ad occhio nudo cose che solo un microscopio elettronico può discernere. E mi chiedo pure quale sia il livello di controllo e di sicurezza degli altri farmaci se i vaccini, che, a sentire Biasio, sono al top della sicurezza, c’è dentro ciò che abbiamo trovato noi in tutte le circostanze.

Lo stesso numero della rivista porta pure un intervento della dottoressa Stefania Salmaso, direttrice del Centro nazionale di epidemiologia, sorveglianza e protezione della salute dell’Istituto superiore di sanità: 
Tutti i lotti immessi in commercio sono testati attraverso una serie di controlli di qualità stringenti e standardizzati da parte di diversi istituti europei, tra cui anche l’Istituto superiore di sanità. I controlli sono complessi e di qualità certificata, non fanno testo osservazioni di singoli studi effettuati in modo estemporaneo e non riproducibile.
La domanda ovvia è quali siano i controlli di “qualità stringenti”, visto quello che evidentemente sfugge, e pure è inevitabile chiedersi come si possano definire estemporanee e non riproducibili indagini la cui metodologia risulta da un progetto di ricerca europeo, indagini la cui attendibilità è stata ammessa addirittura da chi da quelle analisi era stato colpito nei propri interessi come fu per il dottor Roberto Biasio.
Ma non voglio infierire, limitandomi ad esprimere la mia preoccupazione riguardante il ruolo di un ente come l’Istituto superiore di sanità.

Un fatto è certo: al di là delle incertezze sull’efficacia dei vaccini e dell’effettiva necessità di prevenire malattie tutto sommato meno pericolose di quanto non lo siano gli effetti collaterali inevitabili in ogni farmaco e, dunque, anche nel caso in questione, si spalanca una voragine di cui pare pochissimi comprendano la reale portata, una portata certo ben compresa dai produttori che, però, se ne stanno rigorosamente zitti. 

Io temo che una parte tutt’altro che trascurabile dei problemi della cui responsabilità i vaccini sono sempre più sospetti sia da attribuire alla presenza d’inquinanti solidi, non biodegradabili e non biocompatibili di cui la legge s’infischia. 

Fino a che si continuerà a far finta di nulla, fino a che i medici, e i pediatri in particolare, saranno tenuti nell’ignoranza dalle case farmaceutiche di fatto detentrici della “cultura” specifica, non ci sarà via d’uscita. È del tutto indispensabile che si mettano in pista senza altri indugi ricerche non di facciata e non agli ordini di Big Pharma ma del tutto indipendenti. Indugiare significherebbe aumentare a dismisura tanto i guai sanitari quanto la nebulosità in cui ci si dibatte e, invece, noi abbiamo bisogno di chiarezza perché ognuno, poi, possa scegliere come comportarsi in base ad elementi certi. Vista la quantità enorme di denaro coinvolta nella questione e visto che il denaro può indurre in tentazione, per essere relativamente sicuri dell’affidabilità dei risultati occorre che non sia un solo gruppo di ricercatori ad occuparsi del problema ma siano più di uno, in modo che ognuno sappia di essere controllato e, dunque, sappia che nascondere o distorcere i risultati non sarà facile come è stato fino ad oggi. Certo, occorreranno quattrini e tempo, ma ne vale la pena.

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